L’US Dollar Index (DXY), che misura il dollaro statunitense (USD) contro sei valute principali, ha esteso la flessione dopo lievi perdite nella seduta precedente, scambiando intorno a 101,20 durante la sessione asiatica di lunedì. Il ritracciamento è arrivato mentre il rischio geopolitico si è attenuato grazie a una pausa nel fine settimana delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, dopo 13 giorni di escalation del conflitto, sebbene resti cautela per possibili interruzioni dell’offerta dopo che gli Houthi sostenuti dall’Iran nello Yemen hanno dichiarato di aver attaccato strutture saudite lungo il Mar Rosso.
Secondo alcune indiscrezioni, gli Stati Uniti avrebbero sospeso i raid per timori legati alla riduzione delle scorte di intercettori e a un numero sempre più limitato di obiettivi all’interno dell’Iran. Separatamente, è stato riportato che il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, avrebbe avvertito il presidente Trump venerdì che prolungare la campagna metterebbe sotto forte pressione le riserve di munizionamento chiave. Sul fronte della politica monetaria, la Federal Reserve (Fed) è ampiamente attesa mantenere i tassi invariati mercoledì, prima di riprendere i rialzi a settembre, anche se una minoranza continua a scommettere su una mossa a sorpresa; l’attenzione si sposta poi sul dato preliminare del PIL del 2° trimestre, sull’inflazione PCE e sulle trimestrali delle principali società statunitensi.
Gestione della volatilità intorno a un supporto chiave e ai rischi geopolitici
Con l’US Dollar Index in prossimità del livello critico di 101,20, riteniamo che gli operatori in derivati debbano prepararsi a improvvisi cambiamenti della volatilità. Storicamente, l’area 100–101 ha rappresentato un solido “pavimento” psicologico per il DXY, spesso innescando rimbalzi marcati. Considerata la fragile pausa nelle ostilità USA-Iran, raccomandiamo l’utilizzo di strategie opzionali di breve termine, come gli straddle, per sfruttare oscillazioni improvvise dei prezzi senza vincolarsi a una singola direzione.
Catalizzatori delle banche centrali e copertura delle esposizioni dollaro/energia
La prossima riunione della Federal Reserve, questo mercoledì, è il principale catalizzatore, con aspettative di mercato fortemente orientate verso un mantenimento dei tassi. Tuttavia, poiché ci si attende un tono hawkish in vista di un rialzo previsto a settembre, riteniamo opportuno valutare un posizionamento sui futures sui tassi. Se la Fed dovesse segnalare un inasprimento futuro più aggressivo, potremmo assistere a un rapido smontaggio delle scommesse ribassiste sul dollaro, con rendimenti dei Treasury in aumento.
Oltre alla banca centrale, è fondamentale monitorare la stima preliminare del PIL del 2° trimestre e i dati sull’inflazione PCE per valutare la forza fondamentale del dollaro. Storicamente, rialzi inattesi del core PCE hanno rafforzato il biglietto verde in media dello 0,5%–1% nelle ore successive alla pubblicazione. Suggeriamo l’uso di ordini limite sulle principali coppie valutarie come EUR/USD e USD/JPY per intercettare questi breakout improvvisi guidati dai macro-dati.
Infine, con gli Houthi che prendono di mira il transito nel Mar Rosso e infrastrutture saudite, i derivati legati all’energia richiedono coperture attive. Le disruption geopolitiche in quest’area storicamente fanno impennare il Brent, che tende a esercitare pressione rialzista sul dollaro per effetto dei flussi verso i beni rifugio. Consigliamo di detenere opzioni call long sul petrolio greggio o di utilizzare proxy sulle commodity denominati in USD per coprirsi contro nuove escalation.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.