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L’indice del dollaro scende sotto quota 100 in vista dell’inflazione USA, dopo che un rapporto sul lavoro debole modifica le attese sui tassi della Fed

by VT Markets
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Aug 8, 2026

L’US Dollar Index (DXY) è sceso sotto 100,00 dopo che i Nonfarm Payrolls (NFP) di luglio hanno mostrato un calo di 23mila posti di lavoro contro attese per un aumento di 80mila, mentre giugno è stato rivisto al ribasso a 20mila e la crescita delle Retribuzioni Orarie Medie è rallentata al 3,2% su base annua. L’attenzione si sposta ora sul Consumer Price Index (CPI) USA di mercoledì, stimato al 3,4% a/a per l’indice generale e al 2,5% a/a per il core CPI, dato che determinerà se prosegue il cambio di aspettative sui tassi della Federal Reserve (Fed); giovedì seguiranno gli interventi dei membri Fed Hammack e Barkin. La settimana include anche l’US Producer Price Index (PPI), le Vendite al Dettaglio e la stima preliminare del Michigan Consumer Sentiment survey, mentre la Cina pubblicherà CPI e PPI domenica.

Altrove, la Reserve Bank of Australia (RBA) si riunisce martedì ed è attesa lasciare i tassi invariati al 4,35%, con un intervento della governatrice Bullock previsto per giovedì; il CPI cinese è visto allo 0,8% annuo e il PPI al 3,8%. Il Regno Unito pubblica il PIL del secondo trimestre giovedì, atteso allo 0,4% contro 0,6%, con il PIL mensile visto a -0,1%, mentre il GBP/USD scambia vicino a 1,3500. Nell’Eurozona, la stima preliminare del PIL del 2° trimestre di venerdì è attesa allo 0,4% t/t e all’1% a/a, insieme alla variazione dell’occupazione, mentre l’EUR/USD mantiene i livelli sopra 1,1550. USD/JPY si colloca sotto 158,00 con in calendario solo il saldo delle partite correnti del Giappone di giugno domenica, mentre l’oro chiude sopra 4.300 dollari, sensibile al CPI e ai rischi sullo Stretto di Hormuz.

Strategie su derivati in un contesto di debolezza del dollaro USA

Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata mentre l’US Dollar Index scivola sotto la soglia di 100,00 dopo la sorprendente perdita di 23.000 posti di lavoro a luglio. Questo forte scostamento rispetto alle attese sul mercato del lavoro ha spostato nettamente le aspettative verso un ciclo di allentamento aggressivo da parte della Federal Reserve. Raccomandiamo di posizionarsi per un’ulteriore debolezza del dollaro acquistando opzioni put a breve scadenza sul DXY in vista del dato sull’inflazione di mercoledì.

Il CPI di mercoledì, atteso al 3,4% per l’headline e al 2,5% per il core, sarà il fattore decisivo per la direzione del dollaro. Se il dato sarà in linea o inferiore a queste stime, consoliderà la svolta dovish della Fed e alimenterà un ribasso più profondo. Consigliamo ai trader di utilizzare strategie a straddle sulle principali coppie in USD per sfruttare un breakout considerato probabile, indipendentemente dalla direzione della sorpresa sul dato inflattivo.

Con EUR/USD in prossimità dei massimi degli ultimi due mesi sopra 1,1550, privilegiamo le opzioni call per intercettare ulteriore potenziale rialzista mentre l’Eurozona si prepara a pubblicare il PIL del 2° trimestre. Per GBP/USD, che sta testando una resistenza in area 1,3500, suggeriamo di coprire l’esposizione alla sterlina in vista del PIL britannico di giovedì, previsto in rallentamento allo 0,4%. Storicamente, un’economia UK in rallentamento combinata con una contrazione manifatturiera ha innescato rapidi arretramenti della sterlina, rendendo le opzioni put una difesa interessante.

Cambi chiave, oro e outlook sul dollaro australiano

La coppia USD/JPY rimane altamente sensibile, posizionata sotto 158,00 dopo il rally dello yen in seguito ai deboli dati sul lavoro USA. Considerati i recenti interventi congiunti sui mercati da parte di Tokyo e Washington, riteniamo che il rischio di improvvisi spike di prezzo resti eccezionalmente elevato. I trader di derivati dovrebbero evitare posizioni short “nude” sullo yen e preferire strategie a rischio limitato come gli spread verticali.

La corsa storica dell’oro sopra 4.300 dollari è stata alimentata dal calo delle aspettative sui tassi globali, segnando uno dei rialzi più forti degli ultimi tempi. Storicamente, il prezzo dell’oro è aumentato in media dell’8%-10% nei mesi successivi all’avvio di un ciclo di tagli dei tassi Fed, un andamento coerente con l’attuale contesto macro. Raccomandiamo di mantenere una posizione long sui future dell’oro, utilizzando però trailing stop-loss per proteggere i profitti nel caso di un CPI “caldo”.

Infine, monitoriamo con attenzione AUD/USD, che scambia appena sotto 0,7100 in vista della decisione sui tassi della Reserve Bank of Australia. Poiché il percorso dell’aussie è fortemente legato alla domanda cinese, i dati cinesi su CPI e PPI di domenica definiranno il tono iniziale. Suggeriamo ai trader di derivati di valutare opzioni knock-out sull’AUD per gestire l’impatto combinato della conferma dei tassi RBA e dei dati macroeconomici cinesi.

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