L’Indice del Dollaro (DXY) scambiava poco sopra 99,00, in rialzo di circa un quarto di punto percentuale, dopo aver toccato un massimo appena sotto 99,25 successivamente alle 14:00 GMT. Il movimento è iniziato intorno alle 12:30 GMT quando il PCE “headline” è risultato al 3,7% annuo contro un consenso al 3,6%, ma in questo mese il pricing sui tassi si è mosso in direzione opposta. Le probabilità di rialzo il 16 settembre sono al 40,14% contro il 59,86% per una pausa, mentre il 28 ottobre è prezzato al 64,50% cumulato. L’attuale intervallo 3,50%-3,75% ha probabilità zero di arrivare a fine anno, eppure una seconda mossa a 4,00%-4,25% entro il 9 dicembre è prezzata all’8,13%, in calo dal 24,13% del 10 agosto; l’esito “un solo rialzo” è al 91,87%. Più avanti, il percorso fino al 2027 tocca un picco al 74,50% per due aumenti a giugno, contro l’86,71% di due settimane fa.
Il precedente minimo è stato guidato dalla politica fiscale: il DXY è sceso in area 98,50 la scorsa settimana, sui minimi da oltre tre mesi, dopo che il Tesoro ha ampliato i buyback di debito a lunga scadenza per contenere i costi di finanziamento; il rimbalzo odierno ne ha riassorbito circa la metà. Sul piano tecnico, lo spot resta sotto la media mobile esponenziale a 200 giorni in area 99,75 e sotto una media a 50 giorni appena sotto 100,00, lasciando circa tre quarti di punto di resistenza legata alle medie mobili. Tra i dati di breve: richieste di sussidi di disoccupazione alle 12:30 GMT, attese a 208mila contro 206mila, poi Chicago PMI alle 13:45 GMT visto a 57 contro 57,6. Il “cluster” di venerdì alle 14:00 GMT combina interventi al simposio del Wyoming, dato finale sul sentiment Michigan atteso a 51 insieme alle attese d’inflazione a un anno (precedente 4,3%) e a cinque anni (3,3%), oltre alla revisione preliminare del benchmark dei nonfarm payrolls. I livelli chiave includono resistenza appena sotto 99,25, poi 99,75, con 100,00 e un picco di fine giugno poco sopra 101,75 oltre; il supporto è appena sotto 99,00, poi 98,50, con “aria” sotto 98,00. Lo Stoch RSI giornaliero è vicino a 23.
—Driver tecnici e fondamentali indicano ulteriore pressione ribassista
Suggeriamo ai trader su derivati di prepararsi a una prosecuzione della pressione al ribasso sull’Indice del Dollaro USA (DXY), mentre fatica a superare la principale resistenza tecnica in area 99,75. Nonostante un rimbalzo marginale a 99,00 dopo la stampa del PCE “headline” al 3,7%, il momentum sottostante sui rialzi dei tassi resta debole. Storicamente, quando una valuta non riesce a reagire in modo significativo a dati d’inflazione più caldi delle attese, è un segnale che il mercato ha già prezzato il picco del ciclo dei tassi.
Il recente calo del biglietto verde a un minimo di tre mesi in area 98,50 è stato innescato dall’ampliamento del programma di buyback del Tesoro, una mossa fiscale mirata a ridurre i costi di finanziamento di lungo periodo. Evidenziamo che il debito nazionale USA ha ormai superato i 35.000 miliardi di dollari, costringendo il governo a fare forte affidamento sull’emissione di T-bill a breve, con un effetto strutturale di diluizione del valore della valuta. Questo intervento, che immette liquidità, storicamente tende a svalutare una valuta: di conseguenza eventuali rialzi di breve vanno interpretati come un sollievo temporaneo, più che come un’inversione strutturale del trend.
Con le attese di rialzo a settembre ferme ad appena il 40,14%, in calo dal 50% di inizio agosto, la narrativa sui tassi non è più un driver robusto per i rialzisti sul dollaro. Raccomandiamo di valutare bear call spread oppure l’acquisto di opzioni put near-the-money con obiettivo sul supporto a 98,50. Questo approccio limita il rischio e consente di sfruttare le medie mobili a 50 e 200 giorni in discesa, che al momento stanno “tappando” l’indice.
—Considerazioni tattiche di trading in vista di eventi ad alto impatto
I trader devono restare estremamente vigili venerdì, quando il Presidente della Federal Reserve parlerà al simposio di Jackson Hole in concomitanza con la pubblicazione delle cruciali revisioni dei nonfarm payrolls. Storicamente, le revisioni benchmark possono modificare i dati sull’occupazione di centinaia di migliaia di posti, innescando forti oscillazioni intraday. Consigliamo di stringere gli stop-loss o ridurre temporaneamente le dimensioni delle posizioni prima di questa finestra macro ad alto impatto, per evitare di trovarsi esposti dalla parte sbagliata in caso di spike improvvisi.
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