L’US Dollar Index (DXY) ha mostrato debolezza giovedì dopo che dati più morbidi sui Nonfarm Payrolls statunitensi hanno ridotto le aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nel breve periodo. L’indicatore, che misura il biglietto verde contro sei principali valute, scambiava in area 100,88 dopo aver toccato in precedenza un minimo di due settimane a 100,56 durante la sessione USA. Pressioni sono arrivate anche da un netto rimbalzo dello yen giapponese, in seguito a speculazioni su un’azione ufficiale dopo che USD/JPY aveva raggiunto un massimo di 40 anni; il Ministero delle Finanze del Giappone non ha rilasciato commenti sul movimento.
I dati del Bureau of Labor Statistics hanno mostrato che le buste paga sono aumentate di 57 mila unità a giugno contro attese per 110 mila, mentre maggio è stato rivisto a 129 mila da 172 mila. Altri elementi del report sono risultati più solidi: il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2% dal 4,3% e i salari orari medi sono aumentati dello 0,3% m/m e del 3,5% a/a, in linea con le attese. Il CME FedWatch ha indicato una probabilità implicita di rialzo a settembre al 53%, in calo dal 63% pre-dato. I prezzi del petrolio sono scesi nelle ultime settimane, attenuando le preoccupazioni sull’inflazione, mentre i colloqui indiretti USA-Iran a Doha si sono conclusi con “progressi positivi” riportati dai mediatori qatarioti ma senza una svolta. La presidente della Fed di San Francisco Mary Daly ha affermato che la politica resta “lievemente restrittiva” e ha indicato scenari che includono sia rischi di inflazione sia un rallentamento della crescita.
Prospettive sul Dollaro dopo il dato debole sul lavoro
Sulla base del debole report sul mercato del lavoro USA di questa mattina, riteniamo che il dollaro statunitense resterà sotto pressione nelle prossime settimane. L’economia che aggiunge solo 57.000 posti di lavoro, ben al di sotto dei 110.000 attesi, riduce significativamente la possibilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre. Questo ci porta a privilegiare strategie che possano beneficiare di un dollaro più debole o, quantomeno, laterale.
Stiamo monitorando attentamente lo strumento CME FedWatch, che ora indica solo una probabilità del 53% di rialzo a settembre, in calo dal 63% di appena ieri. Storicamente, un calo così marcato delle aspettative sui tassi dopo una forte delusione sui dati può tradursi in diverse settimane di sottoperformance del dollaro. La revisione al ribasso dei dati di maggio conferma inoltre un trend di raffreddamento del mercato del lavoro, rafforzando questa lettura.
Tuttavia, il quadro non è del tutto univoco, il che suggerisce un possibile aumento della volatilità. Il tasso di disoccupazione sceso a sorpresa al 4,2% e i salari in crescita a un solido 3,5% impediranno alla Fed di assumere un’impostazione completamente dovish. Riteniamo che ciò possa mettere un “pavimento” al dollaro, rendendo più prudente una strategia di vendita sui rimbalzi piuttosto che l’impostazione di posizioni short direzionali nette.
Risposte strategiche e posizionamento
L’improvvisa forza dello yen giapponese è un nuovo fattore cruciale, soprattutto dopo che la coppia USD/JPY ha recentemente toccato un massimo di 40 anni. Il rischio di ulteriori interventi da parte delle autorità giapponesi è ora estremamente elevato, rendendo molto rischiose le posizioni long su USD/JPY. Stiamo quindi valutando opzioni put su USD/JPY per proteggersi da, o beneficiare di, un altro brusco movimento al ribasso.
Il calo dei prezzi del petrolio, con il Brent sceso da quasi 85 dollari a 75 dollari al barile nell’ultimo mese, supporta inoltre la nostra tesi. Questo attenua i timori inflazionistici e offre alla Fed più margine per mettere in pausa i rialzi. Pur monitorando i colloqui USA-Iran, i dati sul lavoro restano al momento il principale driver della nostra view sul dollaro.
Dato questo mix di segnali, riteniamo sensata una strategia di vendita di opzioni call sullo US Dollar Index (DXY) con strike intorno al livello 102. La posizione genera profitti se il dollaro rimane piatto o scivola gradualmente più in basso, che appare lo scenario più probabile. Stiamo inoltre esplorando opzioni call su valute che beneficiano di un dollaro debole, come l’euro e lo yen giapponese.
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