L’euro è sceso contro il dollaro lunedì, con la ripresa degli scambi dopo il lungo weekend per l’Independence Day negli Stati Uniti. EUR/USD si attestava intorno a 1,1421, in calo dello 0,12% nella giornata, con flussi di inizio settimana descritti come contenuti mentre i mercati ricalibravano le attese su Federal Reserve e Banca Centrale Europea. Il calo dei prezzi del petrolio, dopo l’accordo di pace provvisorio USA-Iran dello scorso mese, ha attenuato i timori sull’inflazione, mentre Nonfarm Payrolls USA inferiori alle attese e dati più morbidi sull’inflazione dell’Eurozona hanno ridotto la percezione di probabilità di una mossa imminente della Fed e di un ulteriore rialzo BCE entro l’anno.
I mercati hanno continuato a inquadrare la politica monetaria come restrittiva, dato che l’inflazione resta sopra il target, con l’attenzione puntata sull’obiettivo del 2%. Il CME FedWatch Tool indicava una probabilità del 56% di un rialzo dei tassi nella riunione di settembre, mentre per un rialzo della BCE a settembre la probabilità implicita era inferiore al 50%. Il differenziale dei tassi continuava a favorire il dollaro, con il tasso di policy della Fed al 3,50%-3,75% contro il tasso sui depositi della BCE al 2,25%, sostenendo il Dollar Index intorno a 101,04 dopo un minimo a 100,56. Sul fronte macro, l’ISM Services PMI è uscito a 54,0 per giugno, in calo da 54,5 di maggio, estendendo la fase di espansione al 23° mese.
Divergenza di policy e euro sotto pressione
Vediamo oggi, 6 luglio 2026, l’euro scambiare in modalità difensiva contro il dollaro USA in area 1,0750. Ciò riflette l’attenzione del mercato per i percorsi divergenti della politica monetaria della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea. Le prossime settimane saranno determinate da quale banca centrale apparirà più determinata a mantenere l’attuale impostazione.
Sebbene l’inflazione headline sia scesa, l’attenzione resta sulla persistenza della componente core, che rimane sopra il target del 2% in entrambe le economie. L’ultimo dato sull’inflazione Core PCE negli Stati Uniti viaggia al 2,6%, mentre quello dell’Eurozona è simile, al 2,7%. Questa inflazione persistente rende difficile per entrambe le banche centrali segnalare tagli aggressivi dei tassi con piena convinzione.
Il report sul mercato del lavoro USA della scorsa settimana, più debole del previsto e con buste paga in aumento di appena 209.000 unità, ha rafforzato la tesi di un avvio dell’allentamento da parte della Fed. Infatti, il CME FedWatch Tool mostra che noi e altri operatori stiamo ora prezzando una probabilità superiore al 65% di un taglio dei tassi entro settembre. Questa attesa di tassi USA più bassi costituisce un vento contrario primario per il dollaro.
Orientamento BCE, differenziali di tasso e volatilità di mercato
Nel frattempo, la Banca Centrale Europea ha già effettuato un taglio dei tassi il mese scorso, ma da allora ha segnalato una pausa. I policymaker sembrano preoccupati che una robusta crescita salariale, in media al 4,7% nel primo trimestre, possa riaccendere l’inflazione se l’allentamento dovesse procedere troppo rapidamente. Questa cautela della BCE potrebbe offrire un certo supporto all’euro nel breve periodo.
Il differenziale dei tassi, con il tasso di policy della Fed al 5,25% e quello della BCE al 3,75%, continua a favorire nettamente il dollaro USA. Tuttavia, il fattore critico per i trader ora è la variazione attesa di tale differenziale, con la Fed pronta a tagliare prima. Questa dinamica suggerisce un aumento della volatilità di EUR/USD, rendendo potenzialmente profittevoli strategie in opzioni che beneficiano di ampie oscillazioni di prezzo, come i long straddle.
Guardando alla volatilità implicita sul mercato delle opzioni, la misura a 3 mesi su EUR/USD è intorno al 6,5%, un livello non elevato in termini storici. Ciò indica che potrebbe essere relativamente conveniente acquistare opzioni per posizionarsi su un breakout significativo del cross. Terremo sotto stretta osservazione il prossimo report sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti, in uscita la prossima settimana, come prossimo catalizzatore principale.
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