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L’euro scende mentre il dollaro si rafforza sulle scommesse di rialzo dei tassi Fed; il balzo del petrolio offusca le prospettive dell’inflazione nell’Eurozona

by VT Markets
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Sep 14, 2026

Dinamiche di trading EUR/USD in vista della riunione della Fed

Osserviamo l’EUR/USD sotto forte pressione a 1,1525 oggi, 14 settembre 2026, mentre l’US Dollar Index sale a 99,66 in vista della cruciale riunione della Federal Reserve di domani. Con il mercato che prezza una probabilità dell’86% di un rialzo dei tassi dopo l’aumento dello 0,4% del CPI di agosto, i trader di breve termine dovrebbero prepararsi a oscillazioni valutarie intense. Storicamente, quando le probabilità implicite di mercato per una mossa della Fed superano la soglia dell’80%, la banca centrale realizza la variazione dei tassi attesa in oltre il 95% dei casi.

Alla luce di aspettative così elevate, riteniamo che il rischio principale per i trader su derivati sia una reazione “buy the rumor, sell the fact” oppure un tono inatteso più dovish da parte della Fed. Per coprire tale rischio, raccomandiamo l’utilizzo di straddle su EUR/USD oppure l’acquisto di opzioni call out-of-the-money a breve scadenza per proteggersi da un’improvvisa inversione del Dollaro. Questa strategia consente di catturare i guadagni derivanti da movimenti bruschi in entrambe le direzioni, soprattutto se la Fed non dovesse impegnarsi su futuri rialzi dei tassi.

Impatto cross-asset e strategia per l’Eurozona

Nel frattempo, il petrolio West Texas Intermediate vicino a 100 dollari, dopo un rialzo mensile del 15%, sta complicando le prospettive sull’inflazione globale e mettendo sotto pressione l’Eurozona. Poiché la Banca Centrale Europea ha recentemente portato il tasso sui depositi al 2,50% per contrastare questi costi energetici, è opportuno valutare i cross-currency swap. In particolare, privilegiamo un posizionamento per un indebolimento dell’euro contro valute di Paesi esportatori di energia come il dollaro canadese o la corona norvegese nelle prossime settimane.

L’EUR/USD è rimasto sotto pressione lunedì, con l’euro in calo di circa lo 0,55% contro il dollaro USA e il cambio scambiato in area 1,1525, vicino ai minimi dal 13 agosto. Il biglietto verde si è rafforzato in modo generalizzato mentre aumentavano le posizioni in vista della riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre. Un catalizzatore è arrivato dai dati sull’inflazione di venerdì: l’indice dei prezzi al consumo (CPI) headline è salito dello 0,4% su base mensile in agosto dopo lo 0,1% di luglio, mentre il CPI core è aumentato dello 0,3% dopo lo 0,2%, al ritmo più sostenuto degli ultimi quattro mesi. Il tool CME FedWatch indicava che i mercati prezzavano una probabilità dell’86% di un rialzo di un quarto di punto, rispetto a circa il 59,4% di una settimana prima.

L’US Dollar Index, che misura la valuta contro sei principali divise, si attestava in area 99,66, in rialzo di circa lo 0,58% nella seduta e ai massimi dal 3 settembre. Il petrolio ha contribuito allo sfondo inflazionistico, con il WTI scambiato vicino a 100 dollari e in crescita di oltre il 15% questo mese. Nell’Eurozona, la Banca Centrale Europea la scorsa settimana ha effettuato il secondo rialzo dell’anno, portando il tasso sulla deposit facility al 2,50%, mentre le variazioni dei prezzi energetici sono state definite “piuttosto preoccupanti” da un membro dell’Executive Board della BCE.

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