L’euro ha faticato a guadagnare terreno contro il dollaro USA martedì, con l’EUR/USD in area 1,1400 e in ultima battuta vicino a 1,1420, dopo che le pubblicazioni macro su entrambe le sponde dell’Atlantico non sono riuscite a modificare le aspettative. Il sentiment sul rischio è migliorato dopo che è stato riportato che Stati Uniti e Iran stanno proseguendo i negoziati, mentre le azioni statunitensi hanno chiuso la prima metà dell’anno e il secondo trimestre in rialzo. Il Dollar Index è salito dello 0,06% a 101,17 mentre i mercati valutavano la prospettiva di una politica della Federal Reserve più restrittiva.
I mercati monetari prezzano 35 punti base di strette Fed entro fine anno; tuttavia, Prime Terminal indica una probabilità del 66% di nessuna variazione alla riunione di luglio. Per il 16 settembre, la probabilità implicita di un rialzo verso un range 3,75%–4% è all’82%. Le offerte di lavoro negli USA sono aumentate a sorpresa a maggio e l’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board è salito marginalmente a giugno, mentre i payroll di giugno di giovedì sono attesi a 110 mila con disoccupazione al 4,3%. Nell’area euro, un’inflazione più bassa del previsto in Francia, Italia e Germania ha pesato sulla valuta unica, mentre i mercati prezzavano una probabilità prossima al 60% di un intervento BCE da 25 punti base entro settembre e si attendevano nessuna variazione a luglio.
La divergenza di politica monetaria sostiene il dollaro USA
Rileviamo che l’euro non riesce a recuperare davvero terreno contro il dollaro USA, mantenendosi stabile intorno a quota 1,0650. Ciò riflette il crescente divario di politica monetaria che stiamo monitorando tra la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea. Il mercato sta chiaramente favorendo il dollaro proprio per via di questa divergenza.
Riteniamo che la forza del biglietto verde sia una conseguenza diretta della speculazione secondo cui la Fed alzerà ancora i tassi per contrastare un’inflazione persistente. Il Dollar Index (DXY) continua a salire, ora scambia a 106,20. L’ultimo report sull’indice dei prezzi al consumo, che mostra un’inflazione ancora “appiccicosa” al 2,8% su base annua, alimenta questa impostazione hawkish.
Il rapporto sull’occupazione di giugno è l’evento chiave che seguiamo questa settimana. Dopo un incremento solido di 195.000 posti di lavoro a maggio, un’ulteriore lettura robusta probabilmente rafforzerebbe la tesi di una Fed più aggressiva. Le attese correnti sono per altri 180.000 nuovi occupati e per un tasso di disoccupazione stabile al 3,9%, offrendo alla banca centrale pochi motivi per fermarsi.
L’inflazione nell’Eurozona rallenta, la BCE affronta minori pressioni
Nel frattempo, il quadro nell’Eurozona offre alla BCE margine per restare attendista. I dati recenti sull’inflazione hanno mostrato un raffreddamento del tasso headline al 2,4%, con anche l’inflazione core che evidenzia segnali di attenuazione. Una minore pressione sui prezzi nell’area è un vento contrario per l’euro e sostiene un approccio più prudente della BCE.
Per i trader su derivati, questo contesto suggerisce di privilegiare strategie che beneficiano di un dollaro più forte e di un EUR/USD laterale o in calo. Stiamo valutando la vendita di opzioni call out-of-the-money su EUR/USD per incassare premio, poiché un rally significativo appare improbabile. L’acquisto di opzioni put sull’euro o di opzioni call sul Dollar Index potrebbe inoltre essere un modo efficace per posizionarsi su un’ulteriore divergenza di politica monetaria.
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