La Bank of United States di New York fallì dopo una corsa agli sportelli e fu chiusa dalle autorità dello Stato di New York l’11 dicembre 1930, lasciando coinvolti oltre 400.000 depositanti; per dimensione dei depositi fu, fino a quel momento, il più grande fallimento bancario nella storia degli Stati Uniti. L’episodio mise in evidenza i meccanismi della riserva frazionaria, in cui gli istituti detengono solo una parte dei depositi come riserve e prestano/investono il resto, una struttura che può andare in crisi se troppi correntisti chiedono contante contemporaneamente.
È stato tracciato un parallelo con il mercato dei future sull’argento, dove le pretese “cartacee” possono superare il metallo fisicamente consegnabile. Pur circolando stime non verificabili come 100 a 1 o 250 a 1, una fotografia misurabile a metà settembre collocava l’argento “registered” al COMEX a poco più di cinque once cartacee per ogni oncia fisica, circa 5 a 1. I dati CME indicavano 6.168 avvisi di consegna di settembre fino al 18 settembre, per 30,84 milioni di once, e tuttavia circa 7,1 milioni di once (circa 223 tonnellate metriche) sono usciti fisicamente dai caveau COMEX tra il 10 e il 17 settembre, pari a circa il 2,1% dell’inventario totale. In quella finestra le scorte “registered” sono aumentate di 1,4 milioni di once a 97,3 milioni, le “eligible” sono scese di 8,6 milioni a 232,8 milioni e l’inventario totale è diminuito da 337,2 milioni a 330,1 milioni; il deflusso di 7,1 milioni di once è stato circa il 25% più grande del calo di 5,75 milioni di once del 3–9 ottobre 2025 e circa la metà della flessione di 13,96 milioni di once del 9–16 ottobre. Altrove, il contesto includeva due squeeze negli ultimi 12 mesi che hanno portato l’argento sopra 50 dollari e poi a 120 dollari in gennaio prima di una correzione, un previsto sesto deficit annuo consecutivo dell’offerta e un disavanzo cumulato vicino a 800 milioni di once; le scorte “above-ground” sarebbero aumentate di 243 milioni di once tra 2010 e 2020, mentre gli ultimi 15 anni sono citati come una riduzione netta di 473 milioni di once. Sul fronte dei tassi, gli esempi includevano un decennale vicino al 5% con CPI al 3,5% che implicherebbe un rendimento reale dell’1,5%, contro un 3% con CPI al 5% che implicherebbe -2%; tra i riferimenti storici, l’oro in rialzo di quasi 2.329% negli anni ’70 con T-bill del 1974 al 7,4% e CPI al 12% (circa -4,6% reale), e una salita di oltre sette volte da agosto 1976 a gennaio 1980 mentre i tassi si muovevano verso quasi il 20%. La discussione richiamava anche una crescita dell’offerta di moneta di circa il 5% annuo e l’aritmetica di un target CPI al 2%, equiparata a circa un’erosione del 10% in cinque anni e del 20% in 10 anni prima della capitalizzazione composta.
—Sviluppi del mercato fisico dell’argento e rischio sistemico
Invitiamo i trader di derivati a monitorare da vicino il mercato fisico dell’argento in avvicinamento a ottobre. I dati recenti mostrano che a metà settembre oltre 7 milioni di once di argento fisico hanno lasciato i caveau COMEX, rappresentando un forte calo del 2,1% dell’inventario totale in una sola settimana. Questo rapido deflusso richiama le prime fasi dello squeeze sull’argento dell’ottobre 2025 che finì per spingere i prezzi oltre 50 dollari l’oncia.
Dobbiamo sottolineare che il rapporto tra “carta” e fisico per l’argento resta fortemente a leva, attestandosi attualmente a circa cinque pretese cartacee per ogni singola oncia di metallo fisico “registered”. Se anche una piccola frazione dei detentori di contratti chiedesse la consegna fisica nelle prossime settimane, il sistema potrebbe affrontare forti tensioni di clearing. Questo assetto “a riserva frazionaria” nel mercato dei future fa sì che i venditori allo scoperto siano esposti a rischi di squeeze improvvisi e violenti.
Per comprendere la portata di questa stretta, possiamo guardare ai dati più ampi sull’offerta. I rapporti recenti del Silver Institute confermano che la domanda globale di argento è avviata verso il sesto deficit annuo consecutivo, con un disavanzo cumulato vicino a 800 milioni di once. Questo ampio gap equivale a quasi un intero anno di produzione mineraria globale, costringendo gli acquirenti industriali a erodere aggressivamente le scorte disponibili fuori terra.
—Tassi d’interesse, inflazione e posizionamento strategico
Molti trader stanno erroneamente andando short sui metalli preziosi perché il rendimento del Treasury decennale oscilla vicino al 5%. Tuttavia, sottolineiamo che sono i tassi reali — rendimenti nominali corretti per l’inflazione — la metrica che guida davvero i flussi. Storicamente, durante gli anni ’70 ad alta inflazione, oro e argento sono balzati di migliaia di punti percentuali anche mentre i tassi nominali salivano oltre il 10%, perché i rendimenti reali rimanevano profondamente negativi.
Raccomandiamo ai trader di derivati di posizionarsi per una volatilità rialzista nelle prossime settimane utilizzando opzioni call long o bull call spread, per limitare il rischio pur catturando eventuali picchi. La combinazione di deficit strutturali e rapidi cali delle scorte COMEX rende in questa fase estremamente pericoloso lo short “naked” sui future. In ingresso nella stagione autunnale storicamente più volatile, mantenere un’esposizione lunga tramite derivati con copertura fisica è la strategia più prudente.
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