Le riserve valutarie della Svizzera sono salite a 759 miliardi a giugno, dai 711 miliardi del periodo precedente. L’aumento indica uno stock più ampio di attività estere detenute in bilancio.
Il passaggio da 711 miliardi a 759 miliardi porta le riserve complessive più in alto su base mensile. Nei dati non è stata fornita alcuna ulteriore scomposizione.
Intervento della Banca nazionale svizzera e razionale di policy
Consideriamo il marcato incremento delle riserve in valuta estera un segnale chiaro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS). L’aumento di 48 miliardi in un solo mese mostra che l’istituto sta intervenendo attivamente sul mercato vendendo franchi svizzeri. L’obiettivo è evitare un eccessivo rafforzamento del franco, in particolare contro l’euro.
Questa mossa è coerente con il contesto macro: l’inflazione svizzera è stata recentemente riportata all’1,4% su base annua, al di sotto dell’obiettivo del 2% della BNS. Un franco più forte comprimerebbe ulteriormente l’inflazione, esito che la banca centrale intende scongiurare. Di conseguenza, ci aspettiamo che l’impostazione interventista prosegua finché l’inflazione resterà contenuta.
Implicazioni per il trading e la gestione della volatilità
Per i trader di derivati, questo approccio “muscolare” della BNS dovrebbe contribuire a comprimere la volatilità valutaria. Riteniamo che la vendita di opzioni call out-of-the-money sul franco svizzero possa rivelarsi una strategia profittevole nelle prossime settimane. La banca centrale sta di fatto creando un “tetto” al valore del franco, riducendo il rischio di un’improvvisa accelerazione al rialzo.
Sul cross EUR/CHF, che attualmente scambia intorno a 0,9820, l’intervento potrebbe aver evitato una discesa sotto il livello chiave di 0,9700. Storicamente, la BNS ha difeso l’andamento del franco in quest’area. Queste indicazioni possono essere utilizzate per impostare strategie in trading range, come gli iron condor, scommettendo che la coppia resterà all’interno di livelli di supporto e resistenza consolidati.
Pur se la posizione della BNS appare chiara, va ricordato gennaio 2015, quando l’istituto abbandonò inaspettatamente il peg valutario, innescando movimenti di mercato violenti. Questo precedente suggerisce che, per quanto la vendita di volatilità possa essere interessante, è opportuno privilegiare strategie a rischio definito come i credit spread: così si può beneficiare dell’attuale impostazione di policy, proteggendosi al contempo da eventuali cambi di rotta improvvisi.
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