A inizio settimana la sterlina si è mantenuta in area 1,3600 contro il dollaro USA, restando vicino ai massimi dall’11 febbraio dopo il rialzo di venerdì e prolungando una tendenza positiva in atto da quasi un mese. Il dollaro è rimasto sotto pressione sui livelli più deboli da oltre tre mesi, mentre i mercati hanno ridimensionato le attese di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve alla luce di segnali di raffreddamento delle pressioni sui prezzi. Separatamente, il Tesoro statunitense ha dichiarato mercoledì scorso che da settembre almeno raddoppierà le operazioni di buyback sul debito governativo a lunga scadenza, fattore che ha innescato un arretramento dei rendimenti dei Treasury e ha mantenuto il biglietto verde sotto tono.
Il rischio geopolitico, tuttavia, ha continuato a offrire un certo supporto al dollaro, poiché le tensioni tra Stati Uniti e Iran minacciano di intensificarsi. Il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent dovrebbe illustrare lunedì quelle che ha definito le sanzioni più dure della storia contro l’Iran, mentre il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha avvertito che Teheran potrebbe interrompere le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e altre aree del Golfo Persico. I mercati valutano anche i rischi inflazionistici legati alla volatilità del petrolio, che mantengono aperta la prospettiva di almeno un rialzo dei tassi Fed entro fine anno, con l’attenzione che si sposta sull’indice dei prezzi PCE USA di mercoledì e sull’intervento del presidente della Fed Kevin Warsh a Jackson Hole; sul piano tecnico, GBP/USD monitora 1,3660 come resistenza superiore, con 1,3600 e 1,3570 come supporti più ravvicinati.
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