La sterlina è scesa dello 0,17% contro il dollaro USA martedì dopo la notizia che Teheran riaprirebbe lo Stretto di Hormuz entro sette giorni se Washington revocasse il blocco sull’Iran e interrompesse le operazioni militari. Il cambio GBP/USD era a 1,3343 dopo aver toccato 1,3387, mentre il Dollar Index è salito dello 0,27% a 100,69, vicino a un massimo a due mesi, mentre i mercati valutavano la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi della Federal Reserve prima della fine dell’anno. Anche i dati sul lavoro hanno mostrato un tono più solido, con la media a quattro settimane dell’ADP Employment Change in aumento a 20K da 16,75K, e il presidente USA Donald Trump ha dichiarato che un accordo con l’Iran potrebbe arrivare dopo le elezioni di medio termine di novembre.
Nel Regno Unito, il Public Sector Net Borrowing di agosto è salito a 18,26 miliardi di sterline contro una previsione di 15,7 miliardi, portando il deficit a 77,3 miliardi nei primi cinque mesi dell’anno fiscale, ossia 8,1 miliardi sopra la proiezione dell’Office for Budget Responsibility. Le aspettative di un intervento della Bank of England a novembre si attestavano al 65% secondo Prime Terminal, contribuendo a mantenere la coppia sopra 1,3300. Dal punto di vista tecnico, il GBP/USD scambiava a 1,3324, sotto il cluster di SMA a 1,3481; le resistenze sono viste a 1,3335, 1,3449, 1,3504 e 1,3713, mentre l’RSI (14) vicino a 31 indica condizioni prossime all’ipervenduto.
Implicazioni per le materie prime e i mercati valutari
Dobbiamo monitorare attentamente il mercato delle opzioni sul greggio e sulle coppie valutarie mentre si sviluppa la situazione nello Stretto di Hormuz. Poiché circa il 20% del consumo globale di liquidi petroliferi transita quotidianamente attraverso questo collo di bottiglia, qualsiasi passo concreto verso la sua riapertura probabilmente ridurrà i costi energetici globali e attenuerà la domanda di beni rifugio a favore del dollaro USA. I trader di derivati potrebbero considerare put di breve periodo sul biglietto verde oppure posizioni long su asset sensibili al rischio, nel caso di una svolta diplomatica formale.
Sui grafici, il GBP/USD mostra un forte momentum ribassista, ma il Relative Strength Index (RSI) in area 31 ci avverte che la coppia sta entrando in territorio di ipervenduto. Per sfruttare questa dinamica, suggeriamo di utilizzare ordini limite o stop-loss stretti in prossimità della resistenza immediata a 1,3335. Una copertura tramite call su GBP a breve scadenza potrebbe proteggere da un brusco rimbalzo correttivo qualora l’ipervenduto innescasse un’improvvisa risalita tecnica.
Driver macroeconomici e strategie sulla volatilità
La divergenza di politica monetaria tra Federal Reserve e Bank of England resterà il principale motore dei futures valutari nelle prossime settimane. Con gli indicatori del mercato del lavoro USA in miglioramento e il ricorso all’indebitamento pubblico britannico a 18,26 miliardi di sterline, la pressione economica favorisce i rendimenti statunitensi. Consigliamo di operare sugli spread di rendimento o su derivati swap per sfruttare l’ampliamento di questo divario, soprattutto con il mercato che prezza una probabilità del 65% di un rialzo dei tassi da parte della Bank of England.
Avvicinandoci alle elezioni di medio termine USA di novembre, l’incertezza politica è destinata a immettere ulteriore volatilità nel mercato delle opzioni. I dati storici mostrano che la volatilità implicita delle principali coppie valutarie tende in genere a salire del 10%-15% nelle settimane che precedono le principali elezioni negli Stati Uniti. I trader di derivati dovrebbero concentrarsi su strategie di volatilità, come l’acquisto di straddle o strangle, per trarre profitto dalle oscillazioni attese indipendentemente dalla direzione finale del mercato.
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