I dati del World Gold Council mostrano che la Russia ha venduto circa 44 tonnellate d’oro dall’inizio dell’anno, con dismissioni mensili che a giugno hanno ridotto le riserve di quasi 10 tonnellate. Gli economisti stimano che le vendite abbiano raccolto circa 5,6 miliardi di dollari, mentre il bilancio della Russia si è ampliato fino a circa 7.000 miliardi di rubli (89 miliardi di dollari) sotto la pressione della guerra in Ucraina e delle sanzioni. Il calo viene descritto come il più ampio da decenni; a titolo di confronto, tra luglio 2020 e aprile 2021 furono vendute 7,6 tonnellate. Al 1° luglio 2026, le riserve auree della Banca di Russia ammontavano a 2.283 tonnellate, pari a 73,4 milioni di once, il livello più basso da febbraio 2020.
La banca centrale ha venduto sul mercato domestico, mentre anche il Ministero delle Finanze ha ceduto oro tramite il Fondo Nazionale di Ricchezza (NWF). La capacità della Russia di mobilitare lingotti riflette anni di accumulo di riserve: dal 2014 ha aggiunto circa 40 milioni di once (1.244 tonnellate) in sei anni, quando l’oro scambiava tra 1.100 e 1.500 dollari l’oncia. Allo scoppio della guerra, circa metà delle riserve russe era detenuta in attività denominate in dollari, euro e sterline, con il resto in yuan e oro; il NWF era stato riallocato al 60% in yuan e al 40% in oro.
Liquidazione delle riserve auree russe e impatto sul mercato
Stiamo assistendo a un cambiamento storico: la Russia sta liquidando le proprie riserve auree, portando le consistenze a 2.283 tonnellate al 1° luglio 2026. Questa dismissione aggressiva, pari a circa 44 tonnellate finora quest’anno, sta esercitando una pressione di offerta peculiare sul mercato. Per gli operatori sui derivati, questa liquidazione costante rappresenta una variabile cruciale di breve periodo da incorporare nei modelli di trading nelle prossime settimane.
Nonostante la maxivendita russa, la domanda globale resta estremamente robusta, con le banche centrali nel mondo che nel primo trimestre dell’anno hanno acquistato un saldo netto di 290 tonnellate. Con i prezzi dell’oro ancora solidi vicino a 2.400 dollari l’oncia, il mercato globale si sta dimostrando abbastanza resiliente da assorbire l’offerta scaricata dalla Russia. Riteniamo che questo appetito istituzionale di fondo terrà a bada eventuali grandi trend ribassisti, rendendo improbabili forti cali dei prezzi.
Opportunità strategiche per i trader di derivati e ruolo dei mercati del petrolio e FX
Nel brevissimo termine, è ragionevole attendersi volatilità localizzata dei prezzi mentre la Russia continua a vendere circa 10 tonnellate d’oro al mese. I trader di derivati potrebbero puntare a sfruttare questi cali brevi e guidati dalle notizie acquistando opzioni call di lungo periodo quando le quotazioni si indeboliscono temporaneamente. Anche l’acquisto strategico di opzioni put di breve periodo subito prima delle finestre di rendicontazione fiscale russa potrebbe generare profitti rapidi sui ribassi temporanei.
La dipendenza della Russia dalle vendite di oro è direttamente legata all’andamento altalenante dei ricavi da petrolio e gas, che hanno subito una pressione ribassista costante. Finché questi deficit di bilancio persisteranno, la banca centrale russa continuerà a convertire l’oro in valuta liquida. Raccomandiamo di monitorare attentamente i future sul Brent, poiché un ulteriore calo dei prezzi del petrolio probabilmente segnalerà liquidazioni di oro più pesanti e improvvise.
Occorre inoltre valutare come queste vendite interagiscono con il mercato dei cambi, in particolare rublo e yuan cinese. Fare trading di future sull’oro contro attività denominate in yuan offre un modo efficace per fare arbitraggio sulle frizioni geopolitiche. Concentrandosi su questi spread specifici, è possibile navigare con maggiore sicurezza la volatilità generata dall’isolamento economico della Russia.
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