La rupia indiana ha esteso le perdite contro il dollaro USA mercoledì, con il cambio USD/INR in lieve rialzo sopra quota 95,00 dopo la brusca correzione del giorno precedente. L’aumento dei costi energetici ha aggiunto pressione: il contratto MCX Crude Oil in scadenza il 21 settembre segnava un progresso di oltre il 2,5% a poco sopra Rs 8.950, il livello più alto dal 22 maggio. Il petrolio è salito mentre gli scontri tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato timori di interruzioni dell’offerta. Secondo Al Jazeera, l’IRGC iraniano ha lanciato missili balistici contro la base aerea di Al Azraq in Giordania, dopo i raid di US CENTCOM contro petroliere iraniane nel Golfo di Oman.
Anche i dati sullo shipping hanno indicato tensioni. Le stime di Kpler citate da Reuters mostrano che il 7 settembre sette navi cargo di materie prime hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, contro le otto del giorno precedente, ben al di sotto della media prebellica di 130-140. Il calo della rupia ha alimentato indiscrezioni su interventi della RBI sui mercati spot e NDF; Reuters ha riferito che la banca centrale era presente martedì, anche se la valuta ha comunque continuato a indebolirsi. L’attenzione si sposta ora sul CPI USA di agosto in uscita venerdì e sulle implicazioni per le aspettative sui tassi; TD Securities prevede un core PCE a 0,18% m/m, mentre le stime basate sul mercato indicano 0,13%. Sul piano tecnico, USD/INR scambiava a 95,07, vicino alla EMA a 20 giorni a 95,1338; i livelli di resistenza includono 95,50, mentre il supporto è sul minimo di giugno a 94,15.
Strategie su energia e valute in un contesto di rischi geopolitici
Raccomandiamo ai trader di derivati di concentrarsi su posizioni lunghe sui contratti MCX sul greggio, mentre le tensioni geopolitiche comprimono i transiti nello Stretto di Hormuz. Con il traffico attraverso questo corridoio vitale crollato da una media storica di 140 navi a sole sette, i timori sull’offerta continueranno a spingere al rialzo i prezzi dell’energia. Poiché questo stretto gestisce circa il 20% dei liquidi petroliferi globali, eventuali ulteriori escalation tra USA e Iran innescheranno forti oscillazioni rialziste dei prezzi.
Sui mercati valutari, dovremmo monitorare da vicino la coppia USD/INR mentre oscilla intorno a 95,07, appena sotto la media mobile esponenziale a 20 giorni di 95,13. Se la chiusura giornaliera dovesse avvenire sopra 95,13, dovremmo acquistare opzioni call di breve termine con obiettivo l’area 95,50. Tuttavia, è necessario impostare stop-loss stretti in prossimità del supporto a 94,15 per proteggerci da inversioni improvvise.
Gestione del rischio e risposte tattiche alle comunicazioni di politica monetaria
Dobbiamo inoltre prepararci a improvvisi picchi di volatilità causati da interventi della Reserve Bank of India a difesa della rupia. Storicamente, la RBI ha utilizzato le sue ingenti riserve valutarie, arrivate a massimi storici di quasi 690 miliardi di dollari, per vendere dollari in modo aggressivo sul mercato spot. A causa di questa costante minaccia di intervento della banca centrale, operare su USD/INR tramite spread opzionali a rischio limitato è molto più sicuro che assumere posizioni long su futures “nudi”.
Il prossimo report sull’inflazione USA di venerdì sarà il principale driver di mercato, e dovremmo usare strategie market-neutral come gli straddle per catturare le inevitabili oscillazioni di prezzo. Se l’inflazione core PCE mensile dovesse effettivamente attestarsi su un contenuto 0,13% come da previsione, la Fed avrebbe un’elevata probabilità di mettere in pausa i rialzi dei tassi, il che potrebbe temporaneamente fermare il rally del dollaro. Dovremmo posizionare i portafogli di derivati per sfruttare questi rapidi cambiamenti della volatilità implicita prima del weekend.
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