La propensione al rischio si è indebolita mercoledì, mentre i mercati seguivano gli sviluppi in Medio Oriente e attendevano la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno del Federal Open Market Committee della Federal Reserve. Il petrolio ha dettato in larga misura il tono: il West Texas Intermediate è salito di quasi il 5% martedì, per poi aggiungere circa lo 0,8% e scambiare intorno a 72,60 dollari, dopo le notizie secondo cui l’Iran avrebbe aperto il fuoco contro tre navi commerciali nei pressi dello Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti avrebbero effettuato attacchi contro le difese aeree iraniane e siti di lancio di droni. Gli Stati Uniti hanno inoltre revocato una licenza che consentiva all’Iran di vendere greggio fino al 21 agosto e hanno reimposto sanzioni. Il Dollar Index statunitense si è consolidato in area 101,00 dopo un rialzo di circa lo 0,3% martedì, mentre i future sugli indici azionari USA cedevano circa lo 0,2% nella mattinata europea.
In Asia, la Reserve Bank of New Zealand ha alzato l’Official Cash Rate di 25 punti base al 2,50% con decisione unanime, il primo rialzo in oltre tre anni da aprile 2023, e ha richiamato un intervallo di tasso neutrale tra 2,5% e 3,5%. NZD/USD scambiava sopra 0,5700, in rialzo di oltre lo 0,5% nella giornata. Altrove, EUR/USD si manteneva oltre 1,1400 dopo un calo dello 0,3% martedì, e GBP/USD perdeva oltre lo 0,2%, interrompendo una striscia di nove sedute positive ma restando sopra 1,3350; USD/JPY rimaneva in range sopra 162,00. L’oro si è stabilizzato sopra 4.100 dollari dopo due flessioni giornaliere consecutive.
Opportunità e rischi in energia e azioni
Stiamo osservando un forte balzo dei prezzi del petrolio a causa del conflitto nello Stretto di Hormuz, ed è qui che si collocano le opportunità immediate. Considerate le nuove sanzioni USA e le azioni militari, potremmo valutare l’acquisto di opzioni call sui future del WTI per beneficiare di ulteriori aumenti dei prezzi. Storicamente, le interruzioni in questo “collo di bottiglia”, che gestisce quasi un terzo del commercio mondiale di petrolio trasportato via mare, portano a volatilità persistente e prezzi più elevati.
Il mercato più ampio sta virando verso un clima “risk-off”, il che significa che dobbiamo proteggere le posizioni azionarie. Stiamo valutando l’acquisto di opzioni put protettive sull’S&P 500, dato che i future azionari sono già in calo. Il CBOE Volatility Index (VIX), spesso definito indicatore della paura, è balzato di oltre il 18% negli ultimi due giorni e, in base a precedenti shock geopolitici, potrebbe salire ulteriormente se le tensioni dovessero intensificarsi.
Divergenze nel mercato valutario e oro come bene rifugio
Nei mercati valutari, la divergenza tra le banche centrali sta creando segnali operativi chiari. Il rialzo dei tassi della Reserve Bank of New Zealand rende il dollaro neozelandese un candidato forte per ulteriori guadagni, quindi stiamo valutando opzioni call su NZD/USD. Questa impostazione è rafforzata dall’attesa dei verbali della Fed, che potrebbero mostrare un tono più prudente rispetto all’azione decisa della RBNZ.
Con l’oro che si stabilizza sopra l’elevato livello di 4.100 dollari, si conferma il suo ruolo di principale asset rifugio. Riteniamo che non si tratti soltanto di un picco temporaneo, poiché le consistenze globali degli ETF sull’oro sono aumentate di oltre 2 milioni di once nell’ultimo mese. Di conseguenza, l’utilizzo di call spread sui future dell’oro o su ETF potrebbe offrire un modo efficiente in termini di costo per puntare su ulteriori rialzi, gestendo al contempo il rischio in questo contesto incerto.
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