Le principali banche centrali hanno mantenuto invariata la politica monetaria: Federal Reserve, Bank of England e Bank of Japan hanno lasciato i tassi overnight senza modifiche, e i mercati hanno inoltre digerito un comunicato Fed scarno che ha aggiunto tre dissenzienti: Logan, Hammack e Kashkari. Il presidente della Fed Kevin Warsh non ha fornito forward guidance, pur richiamando rendimenti nominali e reali più elevati come fattore di irrigidimento delle condizioni finanziarie. Sul mercato FX, USD/JPY è sceso di circa 600 pip, o del 4%, ed è scivolato sotto la SMA a 200 giorni per la prima volta da ottobre 2025 dopo che il Ministero delle Finanze giapponese è intervenuto in coordinamento con gli Stati Uniti per arrestare la discesa dello yen dai minimi a 40 anni; si tratta della prima azione congiunta dal 2011. Il pricing sui tassi implica due rialzi BoJ entro marzo 2027 e i mercati attribuiscono ora circa il 40% di probabilità a un rialzo a settembre, dal 20% di una settimana fa.
La propensione al rischio è migliorata dopo che Donald Trump ha annullato un attacco previsto contro l’Iran, che a suo dire sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale; secondo indiscrezioni, sono attesi colloqui oggi, con lo Stretto di Hormuz ancora in larga parte chiuso. Brent e WTI hanno perso circa l’8% in apertura, l’indice del dollaro ha ripiegato e i rendimenti dei Treasury USA sono scesi, mentre i future sugli indici azionari europei e statunitensi sono saliti anche se i listini Asia-Pacifico hanno indebolito la performance per via dei ribassi nei produttori sudcoreani di chip. L’attenzione si sposta sui dati USA, con l’ISM manifatturiero atteso oggi alle 14:00 GMT; la mediana delle stime è 54,0 contro 53,3 di giugno, con previsioni comprese tra 57,0 e 52,8. Nuovi ordini e occupazione pesano ciascuno per il 20%, mentre le non-farm payrolls di luglio sono attese intorno a 83.000 contro 57.000 di giugno, dopo che le letture di giugno di CPI, PPI e PCE su base annua sono risultate inferiori alle attese.
Volatilità valutaria e strategia di trading
Stiamo attraversando una fase di elevata volatilità mentre gli operatori sui derivati si adeguano al silenzio della Federal Reserve e allo storico intervento congiunto USA-Giappone sullo yen. Il recente calo del 4% di USD/JPY, che ha spinto la coppia sotto la media mobile a 200 giorni, indica che il mercato sta prendendo molto sul serio questi movimenti valutari. Storicamente, interventi congiunti come quello del 2011 hanno invertito con successo trend valutari di lungo periodo, il che suggerisce di evitare di comprare “alla cieca” il ribasso su USD/JPY questa volta.
Invece di fare spot FX con leva elevata, potremmo considerare call su JPY per proteggerci da improvvisi spike legati agli interventi. Il Ministero delle Finanze giapponese ha mostrato di essere disposto a spendere decine di miliardi di dollari, analogamente alla stimata offensiva di acquisti di yen per circa 35 miliardi di dollari a metà 2024, per difendere la valuta. La minaccia di ulteriori azioni congiunte mantiene il profilo di rischio sbilanciato verso il basso per USD/JPY, rendendo attraenti call su JPY fuori dal denaro e a basso costo come scommessa sulla volatilità.
Tassi d’interesse, dati macro e sentiment di rischio
Sul fronte dei tassi, l’assenza di forward guidance da parte del presidente Warsh ha accentuato la pendenza della curva dei rendimenti USA, mentre il mercato mette in dubbio l’impegno della Fed sulla stabilità dei prezzi. Possiamo posizionarci per un ulteriore steepening ricorrendo a opzioni sui Treasury o a strategie di spread sulla curva. Poiché mancano ancora due importanti report sull’inflazione prima della riunione di settembre, ci aspettiamo che la volatilità dei tassi nel breve resti elevata.
Con l’ISM manifatturiero previsto a 54,0 oggi e le non-farm payrolls di venerdì attese a 83.000, i dati macro USA determineranno la direzione di breve del dollaro. Un significativo dato inferiore alle attese probabilmente accelererebbe il sell-off del biglietto verde e sosterrebbe il recupero dello yen. Per gli operatori in derivati, vendere USD sui rimbalzi dopo eventuali brevi spike positivi legati ai dati sembra il setup rischio/rendimento più sensato.
La improvvisa de-escalation delle tensioni geopolitiche ha trascinato il petrolio in calo dell’8%, sostenendo oggi il “risk-on” nei future azionari. Conviene guardare alla volatilità implicita nei derivati energetici, che rimane elevata, per vendere premio tramite credit spread man mano che il panico immediato rientra. Tuttavia, poiché lo Stretto di Hormuz resta in larga parte chiuso, è necessario mantenere dimensioni di posizione contenute per gestire il rischio di improvvise notizie sul fronte dell’offerta.
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