L’Iran ha dichiarato domenica di essere in attesa di una risposta definitiva degli Stati Uniti a una proposta di sette giorni che riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz e altre richieste, secondo CNBC. Teheran ha affermato che non allenterà le proprie condizioni e ha subordinato qualsiasi riapertura della via d’acqua al rispetto di tali termini, mentre un comandante militare iraniano ha detto che il Paese è pronto a continuare a combattere. Separatamente, il presidente USA Donald Trump ha affermato di aspettarsi la ripresa dei colloqui con l’Iran già questa settimana, anche dopo aver respinto l’ultima proposta iraniana sullo Stretto di Hormuz, ha riportato Axios.
Nei mercati, “risk-on” e “risk-off” descrivono quanta propensione al rischio sono disposti ad assumersi gli operatori: in modalità risk-on, salgono le azioni e la maggior parte delle materie prime, si rafforzano le valute legate alle commodity e guadagnano le criptovalute; in modalità risk-off, i bond — soprattutto i titoli di Stato dei principali Paesi — tendono a salire, l’oro avanza e le valute rifugio sovraperformano. Tra le valute che spesso si rafforzano in fasi risk-on figurano il dollaro australiano (AUD), il dollaro canadese (CAD), il dollaro neozelandese (NZD) e, in alcune aree del FX, il rublo (RUB) e il rand sudafricano (ZAR). Nei periodi risk-off, in genere si rafforzano il dollaro USA (USD), lo yen giapponese (JPY) e il franco svizzero (CHF), sostenuti dal loro status di valuta di riserva, dai mercati dei titoli di Stato e dalle caratteristiche dei rispettivi sistemi bancari.
Impatto di mercato del blocco dello Stretto di Hormuz
Con lo Stretto di Hormuz che resta bloccato e gli Stati Uniti che respingono l’ultima proposta dell’Iran, stiamo entrando in una fase “risk-off” altamente volatile. Questa arteria vitale gestisce circa 20,5 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% dei consumi mondiali di petrolio liquido. Per prepararci alle prossime settimane, dobbiamo dare priorità a strategie opzionali long volatility, come l’acquisto di straddle su Brent e WTI, per intercettare le inevitabili oscillazioni dei prezzi.
Flussi verso beni rifugio e strategie di copertura del portafoglio
Con l’escalation delle tensioni geopolitiche, ci aspettiamo che i capitali confluiscano nei tradizionali beni rifugio come l’oro e il dollaro USA. Storicamente, le quotazioni dell’oro sono balzate durante i conflitti in Medio Oriente, toccando di recente massimi record oltre 2.600 dollari l’oncia in un contesto di instabilità globale. Dovremmo posizionarci acquistando opzioni call sull’oro (GC) e assumendo posizioni long sull’indice del dollaro USA (DXY) come cuscinetto contro i ribassi del mercato azionario.
Al contrario, gli asset risk-on come il dollaro australiano e i principali indici azionari sono sotto forte pressione ribassista. In stalli storicamente simili, il CBOE Volatility Index (VIX) è balzato di oltre il 30% in pochi giorni, trascinando al ribasso i mercati azionari globali. Consigliamo di acquistare put protettive sull’S&P 500 e di vendere (short) futures su AUD/USD per coprire i portafogli dal rischio di una correzione improvvisa.
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