ING afferma che la volatilità implicita a un mese del DXY, ponderata per i pesi dell’indice, è scesa sotto 5,50, violando i minimi di gennaio, maggio e giugno e, al netto del calo di Natale 2025, raggiungendo il livello più basso dal 2021. Ciò è avvenuto nonostante la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran e il rischio di un nuovo ciclo restrittivo della Federal Reserve. ING collega la compressione al fatto che tra marzo e maggio la volatilità è rimasta contenuta anche mentre tassi e prezzi delle commodity si muovevano in modo marcato, con la resilienza azionaria alimentata dall’AI che ha contribuito ad ancorare le valute e a prolungare un contesto di carry trade a bassa volatilità.
La banca ritiene che nel breve i rischi siano sbilanciati al rialzo sia per la volatilità FX sia per il dollaro, sostenendo che, se i prezzi del petrolio riflettono solo in parte un potenziale shock dell’offerta, aumenta la probabilità di rally non lineari. Anche così, delinea uno scenario in cui le tensioni in Medio Oriente si attenuano, i prezzi del petrolio scendono e il tratto breve della curva USD consente maggiore flessibilità “dovish”. In tale contesto, ING si attende un dollaro più debole dopo l’estate.
Bassa volatilità e calma del mercato FX
Stiamo assistendo a un calo della volatilità implicita a un mese del DXY, ponderata per i pesi dell’indice, sotto la soglia del 5,50%, sui minimi dal 2021. Nonostante le recenti frizioni geopolitiche nel Golfo e il mutamento delle attese sulla politica della Federal Reserve, i mercati valutari restano sorprendentemente tranquilli. Questo contesto “silenzioso”, fortemente ancorato da un mercato azionario resiliente, rende le opzioni sul cambio insolitamente economiche.
Alla luce di queste condizioni, riteniamo che i trader sui derivati dovrebbero acquistare attivamente volatilità FX sottoprezzata prima della fine dell’estate. L’acquisto di call di breve termine sul dollaro USA o di straddle sulla volatilità offre in questo momento un profilo rischio-rendimento asimmetrico. Storicamente, quando la volatilità FX del G7 scende sotto il 6%, raramente vi rimane a lungo prima di un brusco rialzo.
Strategie e outlook per il dollaro
Occorre inoltre monitorare con attenzione i mercati energetici, poiché il Brent è altamente sensibile alle tensioni in Medio Oriente e potrebbe innescare un rally non lineare del dollaro. Se i prezzi del petrolio dovessero impennarsi all’improvviso, il biglietto verde probabilmente salirebbe insieme alla volatilità FX. Per coprirsi, i trader dovrebbero valutare strategie long-volatility sui cross legati alle commodity.
Guardando oltre l’estate, verso l’autunno, la nostra proiezione di base si orienta verso un indebolimento più ampio del dollaro USA. Se le tensioni in Medio Oriente rientrano e i prezzi del petrolio si attenuano, la Federal Reserve avrà maggiore spazio per adottare un orientamento di politica monetaria più “dovish”. Suggeriamo di prepararsi a passare da opzioni tattiche long-USD a posizionamenti short-USD entro fine settembre.
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