L’inflazione statunitense di luglio ha sostanzialmente rispettato le attese, con il CPI headline in aumento dello 0,1% m/m e il CPI core in crescita dello 0,2% m/m, secondo TD Securities. La banca ha indicato l’energia come un freno, con la benzina in calo del 3% m/m, insieme a un rallentamento dell’inflazione alimentare, evidenziando inoltre un pass-through dei dazi contenuto e i primi segnali di normalizzazione dei prezzi nei servizi. TD ha precisato che la lettura non arrotondata del CPI headline è stata pari allo 0,074%, rispetto allo 0,15% atteso da TD e a un consensus dello 0,1%.
Il CPI core si è attestato allo 0,215% prima dell’arrotondamento, in linea con la stima di TD dello 0,20% e con il consensus dello 0,2%. Il cosiddetto “supercore” è rimbalzato allo 0,19% m/m dopo un calo dello 0,20% in precedenza, mentre le categorie di beni legate alle pressioni commerciali hanno mostrato un rafforzamento, inclusi veicoli, comunicazioni e tempo libero. TD si attende che i dettagli del CPI si traducano in un’inflazione core PCE dello 0,18% m/m, pur segnalando i dati del Producer Price Index come potenziale rischio per tale stima. Il pricing di mercato per un rialzo dei tassi a settembre è rimasto appena sotto il 50%.
Implicazioni per la Federal Reserve e per il dollaro USA
Con il CPI headline di luglio in rialzo di appena lo 0,1% e l’inflazione core allo 0,2%, la pressione sulla Federal Reserve affinché alzi i tassi si è attenuata. Riteniamo che questo trend di raffreddamento, sostenuto da un calo del 3% dei prezzi della benzina, confermi che le pressioni inflazionistiche si stanno stabilizzando. Di conseguenza, ci aspettiamo che il Dollar Index (DXY), recentemente scivolato sotto quota 103, continui a subire pressioni al ribasso nelle prossime settimane.
Strategie di trading e gestione del rischio
Per i trader di derivati, questo contesto di indebolimento del dollaro offre un’opportunità interessante per posizionarsi su ulteriori ribassi. Suggeriamo di acquistare opzioni put sul DXY o di andare short sui futures sul dollaro USA contro le valute G10 più forti. Con EUR/USD che si spinge oltre 1,09, le opzioni call sull’euro offrono un’impostazione ad alta probabilità mentre il biglietto verde perde attrattiva.
Sul fronte dei tassi, il pricing per un rialzo a settembre è sceso sotto il 50%, il che implica che la Fed abbia un’elevata probabilità di restare in pausa. Raccomandiamo di costruire posizioni long sui futures SOFR (Secured Overnight Financing Rate) per beneficiare di questo scenario di stabilità dei tassi. Inoltre, operare sulla volatilità tramite opzioni sui Treasury potrà risultare utile mentre i rendimenti del decennale si stabilizzano nell’area del 3,9%.
Resta però necessario monitorare con attenzione i prossimi dati del Producer Price Index (PPI), poiché comportano rischi per la nostra previsione di inflazione core PCE allo 0,18%. Un balzo inatteso dell’inflazione all’ingrosso potrebbe riaccendere rapidamente i timori di rialzi dei tassi e invertire le perdite del dollaro. Per gestire questo rischio, consigliamo di utilizzare stop-loss stretti su tutte le posizioni ribassiste sul dollaro in vista dei prossimi rilasci macro.
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