Il WTI è salito dello 0,70% lunedì a circa 82,10-82,13 dollari, mentre il mercato valutava lo stallo dei contatti USA-Iran e il rischio che i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz possano non normalizzarsi a breve. I combattimenti in Libano tra Israele e Hezbollah, oltre ai raid ucraini quasi quotidiani contro raffinerie russe che hanno contribuito a carenze di carburanti, hanno aggiunto incertezza dal lato dell’offerta. L’attenzione si sposta anche sul report settimanale sulle scorte di greggio dell’American Petroleum Institute atteso per martedì, mentre le notizie includevano una nave portarinfuse colpita mentre tentava di lasciare Hormuz e la sospensione delle operazioni nel principale porto dello Yemen dopo attacchi missilistici degli Houthi.
Le banche hanno indicato buffer in riduzione e una struttura della curva più robusta. Rabobank ha affermato che Washington ha fatto leva sulla Strategic Petroleum Reserve, ma la SPR è scesa sotto i 300 milioni di barili per la prima volta da quando è stata riempita negli anni ’80, alimentando timori sull’integrità delle caverne. Société Générale ha osservato che la curva a termine è rimasta in larga misura in backwardation dal 28 febbraio, passando solo brevemente in contango sul tratto front-end, e ha aggiunto che petrolio e prodotti raffinati rappresentano ora circa il 51% del GSCI contro circa il 30% del BCOM. Sul piano tecnico, il WTI ha scambiato sopra 82,02 dollari, la SMA a 100 periodi a 81,54 dollari e la SMA a 200 periodi a 78,99 dollari, con RSI a 62,8; la resistenza si collocava a 83,57 dollari e poi a 84,60 dollari, mentre i supporti includevano 80,00 e 78,99 dollari.
Raccomandazioni operative su derivati e quadro tecnico
Suggeriamo ai trader di derivati di mantenere un’impostazione rialzista sul WTI, poiché il contratto si mantiene comodamente sopra le principali medie mobili a 81,54 e 78,99 dollari. Con il Relative Strength Index in area 62,8, c’è ancora ampio spazio per un ulteriore slancio al rialzo prima che il mercato entri in ipercomprato. Puntiamo ad acquistare call a breve scadenza su modesti ritracciamenti verso il supporto immediato di 82,02 dollari.
Le gravi minacce all’offerta nello Stretto di Hormuz hanno spinto la curva a termine del petrolio in una backwardation profonda, il che significa che i prezzi pronti scambiano con un premio significativo rispetto ai mesi di consegna futuri. Per sfruttare questa restrizione strutturale, raccomandiamo di entrare long su calendar spread acquistando i contratti front-month e vendendo le scadenze differite. Questa strategia consente di catturare un roll yield positivo, che storicamente offre rendimenti regolari durante fasi di acuto stress geopolitico.
Vulnerabilità di mercato e strategie sulla volatilità
Considerato che la Strategic Petroleum Reserve statunitense è scesa sotto i 300 milioni di barili—ai minimi dal 1983—la capacità del governo di smorzare futuri picchi dei prezzi risulta fortemente limitata. Questa vulnerabilità dell’offerta, combinata con i continui attacchi con droni alle raffinerie russe, è destinata a innescare bruschi aumenti della volatilità nelle prossime settimane. I trader dovrebbero utilizzare bull call spread per contenere il costo del premio, posizionandosi al contempo per un possibile breakout verso la resistenza chiave di 84,60 dollari.
Le recenti previsioni energetiche indicano che la domanda globale di petrolio è destinata a toccare un record oltre 106 milioni di barili al giorno nel 2026, lasciando margini di errore molto ridotti mentre le tensioni geopolitiche aumentano. Con la capacità inutilizzata dell’OPEC fortemente concentrata e lo Stretto di Hormuz che movimenta oltre il 20% del consumo mondiale di liquidi petroliferi, qualsiasi interruzione fisica potrebbe facilmente spingere i prezzi oltre la soglia dei 90 dollari. Di conseguenza, riteniamo che mantenere posizioni long sulla volatilità e call protettive out-of-the-money sia l’approccio più prudente.
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