Il West Texas Intermediate (WTI) ha ampliato le perdite mercoledì, cedendo oltre il 3% mentre i carichi di greggio rimasti bloccati nello Stretto di Hormuz hanno iniziato a rientrare sul mercato dopo un accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran. Il WTI scambiava intorno a 70,20 dollari al barile, il livello più basso dall’inizio di marzo, e la correzione ha annullato gran parte dei guadagni legati al conflitto in Medio Oriente. La decisione degli Stati Uniti di sospendere temporaneamente le sanzioni petrolifere sull’Iran è inoltre destinata ad aggiungere offerta ai mercati globali.
I flussi di navigazione hanno fornito nuove evidenze di un allentamento delle perturbazioni: 72 navi hanno lasciato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore, trasportando 20 milioni di barili di petrolio, anche se i funzionari hanno avvertito che una normalizzazione completa potrebbe richiedere alcune settimane. Stati Uniti e Iran non hanno ancora raggiunto un accordo definitivo: i colloqui restano divisi sul programma nucleare iraniano e sulla futura governance dello Stretto, mentre Iran e Oman dovrebbero introdurre pedaggi per le navi in transito. Negli Stati Uniti, i dati dell’Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte di greggio sono diminuite di 6,088 milioni di barili rispetto a stime per un calo di 5,1 milioni, dopo il draw della settimana precedente pari a 8,262 milioni di barili.
Pressione ribassista immediata da un’impennata dell’offerta
Considerato il brusco calo del WTI verso la fascia bassa dei 70 dollari, riteniamo che nel brevissimo periodo il percorso di minore resistenza per il petrolio sia al ribasso. La de-escalation tra Stati Uniti e Iran sta liberando un significativo shock di offerta, man mano che le petroliere rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz tornano operative. Questo rapido aumento del petrolio disponibile sta prevalendo sulla notizia rialzista del calo delle scorte negli Stati Uniti.
Dovremmo posizionarci per un’ulteriore debolezza dei prezzi valutando l’acquisto di opzioni put. La prospettiva che l’Iran aggiunga oltre un milione di barili al giorno all’offerta globale, in modo simile a quanto avvenuto dopo l’accordo sul nucleare del 2015, potrebbe mantenere un tetto alle quotazioni per mesi. Le attuali indicazioni da osservatori OPEC+ suggeriscono che l’Iran disponga di almeno 1,2 milioni di barili/giorno di produzione che potrebbe riportare sul mercato entro il prossimo trimestre.
Volatilità in corso e rischi geopolitici
Tuttavia, questa pace è fragile e dobbiamo coprirci dal rischio di un’improvvisa inversione. I pedaggi proposti sullo Stretto di Hormuz, da cui transita quasi il 20% dei consumi globali di liquidi petroliferi, potrebbero facilmente far saltare l’accordo provvisorio e reintrodurre un significativo premio di guerra. Ne risulta un contesto di elevata volatilità, in cui i prezzi potrebbero rimbalzare con forza.
Il mercato delle opzioni riflette questa tensione, e osserviamo il CBOE Crude Oil Volatility Index (OVX) trattare su un livello elevato di 45, ben al di sopra della media storica. Ciò indica che i trader stanno prezzando la possibilità di ampie e improvvise oscillazioni dei prezzi in entrambe le direzioni. Di conseguenza, per chi non ha un forte bias direzionale, potrebbero risultare appropriate strategie che beneficiano della volatilità, come gli straddle.
Il recente report EIA che mostra un calo di 6,088 milioni di barili delle scorte di greggio statunitensi viene per ora ignorato. Stiamo vedendo l’attenzione del mercato spostarsi interamente dai dati settimanali sulle scorte al quadro più ampio dell’offerta geopolitica. Finché non ci sarà un accordo definitivo e stabile in Medio Oriente, i titoli geopolitici resteranno il principale driver dell’azione dei prezzi.
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