Il WTI si è attestato intorno a 82,80 dollari nelle prime ore asiatiche di giovedì, scivolando sotto 83,00 dollari mentre le prese di profitto hanno seguito l’ultima decisione della Federal Reserve. La Fed ha lasciato i tassi invariati al 3,5%-3,75% nella riunione di luglio, mantenendo al contempo l’impianto dell’obiettivo d’inflazione al 2%. Nel mercato del Mare del Nord, i future sul Brent più scambiati sono scesi di quasi il 5% dopo che gli Stati Uniti hanno esteso la pausa degli attacchi contro l’Iran, secondo Benjamin Picton, Senior Market Strategist di Rabobank.
Gli sviluppi geopolitici hanno continuato a influenzare le dinamiche di prezzo sui vari benchmark. Nella notte l’Iran ha lanciato missili balistici contro una base aerea e un centro di comando USA in Giordania, con i missili intercettati, mentre Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito milizie in Iraq sostenute da Teheran. Anche il movimento Houthi dello Yemen sta incidendo sui flussi nel Mar Rosso: Reuters riporta che starebbe valutando l’introduzione di tariffe per le navi commerciali in transito nello stretto di Bab el-Mandeb. Sul fronte dei dati di offerta, l’EIA ha comunicato che le scorte di greggio USA sono diminuite di 7,167 milioni di barili nella settimana al 24 luglio, dopo un precedente aumento di 2,011 milioni di barili, a fronte di un consenso per un calo di 2,5 milioni di barili.
Tensione sul mercato fisico contro debolezza dei prezzi spot
Va monitorato attentamente l’allargamento del divario tra prezzi spot in calo e disponibilità fisiche estremamente tese. Sebbene il WTI sia sceso sotto 83 dollari, il forte calo delle scorte di greggio negli Stati Uniti pari a 7,167 milioni di barili — quasi il triplo delle attese degli analisti — suggerisce che la domanda sottostante resti solida. Storicamente, quando i cali settimanali superano i 7 milioni di barili durante il picco estivo della stagione dei viaggi in auto, i prezzi tendono a rimbalzare del 3%-5% nelle due settimane successive.
Strategie su derivati in un contesto di volatilità geopolitica
Per sfruttare questa divergenza, raccomandiamo ai trader di derivati di accumulare opzioni call sul WTI vicino al prezzo (near-the-money). La volatilità implicita delle opzioni sul petrolio tende tipicamente a impennarsi del 15%-20% durante le fasi di tensione in Medio Oriente, rendendo le strategie di acquisto di premio particolarmente interessanti prima di un’eventuale ripresa delle ostilità. Sebbene l’attuale pausa degli attacchi USA contro l’Iran abbia temporaneamente raffreddato il mercato, un improvviso fallimento della diplomazia reinserirebbe rapidamente un premio geopolitico nei future.
Suggeriamo inoltre l’impostazione di bull call spread per mitigare il rischio di elevato decadimento del premio, pur partecipando a un movimento rialzista. Storicamente, durante stalli geopolitici simili, il Brent e il WTI hanno costruito solidi livelli di supporto appena sopra le rispettive medie mobili a 200 giorni, che attualmente si collocano in area 78 dollari. Questo “pavimento” tecnico, combinato con la stretta delle rotte di navigazione nel Mar Rosso da parte dei ribelli Houthi, offre un profilo rischio/rendimento favorevole per strategie su derivati con bias long.
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