Il WTI è rimasto sotto i 70 dollari, mentre i trader scontavano un aumento dell’offerta in Medio Oriente e una graduale ripresa delle esportazioni, nonostante i rischi persistenti legati allo Stretto di Hormuz. Il West Texas Intermediate è sceso del 3,25% venerdì a circa 69,05 dollari, dopo aver toccato 68,48 dollari, il livello più basso da fine febbraio, estendendo il calo settimanale mentre i mercati si orientavano verso un rimbalzo dell’offerta globale dopo le interruzioni legate al conflitto con l’Iran.
I flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono stati visti in miglioramento, con QatarEnergy che ha pubblicato la sua prima gara per greggio luglio–agosto dall’inizio del conflitto e Saudi Aramco che ha ripreso i caricamenti a Ras Tanura dopo mesi di disagi, insieme a volumi aggiuntivi da Iraq, Kuwait e Abu Dhabi. Il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha dichiarato che il traffico delle petroliere è vicino ai livelli pre-conflitto, con circa 20 milioni di barili transitati mercoledì, aggiungendo che la produzione venezuelana sta aumentando rapidamente. Commerzbank ha indicato una normalizzazione ancora incompleta nelle spedizioni e ha affermato che le scorte statunitensi complessive di greggio, бензина e distillati sono circa il 7% sotto la media stagionale, mentre Rabobank ha richiamato un attacco al largo dell’Oman anche se i mercati si aspettano che il memorandum d’intesa USA-Iran regga.
Consenso di mercato e rischi sull’offerta
Con il greggio West Texas Intermediate stabile sotto i 70 dollari al barile, riteniamo che il mercato sia eccessivamente fiducioso su una ripresa senza intoppi dell’offerta in Medio Oriente. Il prezzo attuale riflette un consenso ottimistico che trascura rischi sottostanti significativi. Questo crea uno scenario interessante per i trader di derivati posizionati per un potenziale rimbalzo dei prezzi.
L’ultimo rapporto dell’Energy Information Administration (EIA) del 24 giugno 2026 ha mostrato un inatteso calo delle scorte di greggio di 2,1 milioni di barili, restringendo ulteriormente il mercato. Le scorte commerciali di greggio negli USA si attestano ora a circa 448 milioni di barili, quasi l’8% sotto la media quinquennale di fine giugno. Questo margine ridotto rende i prezzi altamente vulnerabili a qualsiasi interruzione, reale o percepita, dei flussi di offerta globali.
Posizionamento sulla volatilità e potenziali picchi di prezzo
Alla luce di questo contesto, riteniamo che la volatilità implicita nelle opzioni sul WTI sia interessante perché contenuta, con il CBOE Crude Oil Volatility Index (OVX) in area 28. Ciò suggerisce che il mercato non sta prezzando né la fragile situazione di sicurezza nello Stretto di Hormuz né il rischio di un ritorno dell’offerta più lento del previsto. Stiamo quindi posizionandoci per un potenziale aumento dei prezzi acquistando opzioni call su agosto e settembre, per capitalizzare un possibile cambio di sentiment di mercato.
Storicamente, eventi come gli attacchi del 2019 alle infrastrutture petrolifere saudite hanno mostrato quanto rapidamente i prezzi possano impennarsi quando le catene di approvvigionamento sono minacciate. Monitoreremo da vicino i report settimanali sulle scorte e qualsiasi allerta sulle spedizioni dal Golfo Persico. Qualsiasi indicazione che l’offerta non si stia normalizzando così rapidamente come atteso potrebbe fungere da potente catalizzatore per un brusco movimento al rialzo.
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