Il WTI ha esteso le perdite durante gli scambi europei di martedì, attestandosi intorno a 90,20 dollari al barile dopo aver ceduto i guadagni precedenti. I prezzi si sono indeboliti dopo che Kyodo News ha riferito che l’Iran avrebbe offerto di riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni, a condizione che gli Stati Uniti compiano passi iniziali per ridurre la pressione economica e militare. La proposta è stata trasmessa a Washington tramite intermediari di Paesi terzi mentre i leader si riuniscono per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove i funzionari iraniani cercano un confronto con nazioni mediatici per allentare le tensioni e rilanciare colloqui più ampi.
L’attenzione è rivolta anche all’intervento del presidente USA Donald Trump all’ONU: la sua agenda sarebbe segnalata includere un possibile incontro a margine con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e colloqui separati con il presidente cinese Xi Jinping e con i leader del Golfo. L’amministrazione ha inoltre ventilato un fondo da 5 miliardi di dollari per la ricostruzione in Medio Oriente. Nel frattempo, le preoccupazioni sul fronte dell’offerta si sono attenuate dopo i transiti del weekend attraverso Hormuz, con l’Arabia Saudita che ha movimentato greggio a 2,9 milioni di barili al giorno negli ultimi sei giorni, mentre immagini satellitari hanno mostrato superpetroliere per una capacità complessiva di 14 milioni di barili presso i terminal sauditi del Golfo; il numero di navi era il più alto almeno da giugno. Il Brent è sceso brevemente sotto i 100 dollari al barile ed era in calo del 3,40%.
Prospettive di trading di breve periodo tra sviluppi diplomatici
Consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a pressioni ribassiste di breve periodo sul West Texas Intermediate (WTI) mentre mette alla prova livelli di supporto chiave in area 90 dollari. Storicamente, i prezzi del petrolio mostrano un’elevata volatilità durante l’Assemblea Generale dell’ONU, e progressi diplomatici possono innescare vendite rapide. Alla luce dell’offerta condizionata dell’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz, raccomandiamo l’avvio di posizioni corte o l’acquisto di opzioni put per sfruttare questo indebolimento del momentum.
Mercato fisico e strategie di copertura
Il mercato fisico sta già mostrando segnali di allentamento della congestione, come evidenziato dalle recenti spedizioni dell’Arabia Saudita per 2,9 milioni di barili al giorno attraverso lo stretto vitale. Ciò è supportato dai dati storici della U.S. Energy Information Administration, secondo cui lo Stretto di Hormuz gestisce tipicamente oltre 20 milioni di barili al giorno, rendendo qualsiasi segnale di riapertura fortemente ribassista per i premi sul greggio. Inoltre, la presenza record di superpetroliere con 14 milioni di barili nei porti sauditi suggerisce che l’offerta è pronta a fluire non appena la diplomazia farà progressi.
Poiché i negoziati geopolitici possono cambiare rapidamente direzione, è necessario proteggersi anche da improvvisi scatti al rialzo qualora i colloqui tra USA e Iran si inceppassero. La volatilità implicita nelle opzioni sull’energia tende ad aumentare in vista di importanti vertici tra leader, rendendo rischiose in questa fase le strategie semplici di vendita di premio. Suggeriamo di implementare spread verticali ribassisti o straddle lunghi per gestire il doppio rischio: un brusco calo guidato dalla diplomazia oppure una repentina inversione al rialzo dovuta a un’escalation nelle prossime settimane.
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