Il WTI è stato scambiato vicino a 78,45 dollari lunedì, in calo del 7,76% nella seduta, mentre il premio per il rischio geopolitico si attenuava dopo indicazioni di un possibile quadro USA-Iran che coprirebbe il programma nucleare iraniano e lo Stretto di Hormuz. I colloqui erano previsti per il pomeriggio di lunedì, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che non ci sono discussioni con gli Stati Uniti sulla riapertura di Hormuz e che i colloqui con l’Oman proseguono.
Sul fronte dell’offerta, l’OPEC+ ha concordato domenica di aumentare le quote di produzione di circa 188.000 barili al giorno da settembre, completando la rimozione graduale dei tagli volontari introdotti nel 2023. I flussi fisici attraverso Hormuz, inclusi i trasferimenti nave-nave nel Golfo di Oman, sono stati stimati a 3–4,5 milioni di barili al giorno nelle ultime due settimane, in linea con gli attuali livelli di output. I movimenti dei prezzi tra i benchmark sono stati disomogenei: il Brent è sceso del 4,652% a 83,84 e il WTI ha ceduto il 5,799% a 79,76, mentre il greggio omanita è calato del 3,525% a 79,93; il Dubai è salito dell’1,8% a 81,109.
Volatilità di mercato e strategie di breve periodo
Con il West Texas Intermediate in picchiata di oltre il 7% fino a 78,45 dollari oggi, riteniamo che i trader sui derivati debbano prepararsi a una maggiore volatilità nel breve termine, mentre i sistemi automatici trend-following liquidano le posizioni long. Questo rapido smontaggio del premio per il rischio geopolitico rappresenta una classica iper-reazione che gli operatori in opzioni possono sfruttare. Suggeriamo l’acquisto di put a breve scadenza per cavalcare l’immediata spinta ribassista, ma i trader devono restare prudenti perché il mercato potrebbe trovare un supporto solido prima del previsto.
Tensione del mercato fisico e opportunità di medio periodo
Mentre i titoli indicano un possibile breakthrough diplomatico, occorre guardare alla realtà fisica: il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz resta fortemente limitato a soli 3–4,5 milioni di barili al giorno. Storicamente, durante il picco della domanda di agosto le scorte globali sono già tese; i recenti dati energetici mostrano le scorte commerciali di greggio USA attorno a 422 milioni di barili, circa il 4% sotto la media stagionale a cinque anni. Per capitalizzare questa divergenza tra vendite sul mercato “paper” e rigidità dell’offerta fisica, raccomandiamo di vendere put out-of-the-money o di impostare bull call spread per intercettare un rimbalzo atteso dei prezzi.
I trader sui derivati devono anche prezzare il prossimo aumento produttivo OPEC+ di settembre pari a 188.000 barili al giorno, che aggiungerà gradualmente offerta fisica al mercato. Questo incremento programmato, unito all’elevata imprevedibilità della diplomazia USA-Iran, è destinato a mantenere l’indice di volatilità del greggio su livelli superiori alla media storica. Nelle prossime settimane, consigliamo l’utilizzo di calendar spread per beneficiare dei diversi impatti del “rumore” diplomatico di breve periodo rispetto agli aumenti dell’offerta di più lungo termine.
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