Il WTI ha segnato un lieve rialzo nelle contrattazioni asiatiche di martedì, scambiando intorno a 69,20 dollari al barile dopo le modeste perdite del giorno precedente, mentre le tensioni hanno sostenuto temporaneamente i prezzi in seguito a incidenti nello Stretto di Hormuz. Un report di Bloomberg, citando un funzionario statunitense, ha riferito che l’Iran ha lanciato almeno due missili contro navi commerciali nella tarda serata di lunedì; due imbarcazioni sono state danneggiate e non sono state segnalate vittime. Separatamente, UK Maritime Trade Operations ha dichiarato che una petroliera diretta a sud è stata colpita sul lato di sinistra da un proiettile di origine sconosciuta, causando un incendio a bordo.
Nonostante ciò, il WTI è rimasto vicino ai minimi degli ultimi quattro mesi, con i mercati concentrati sull’aumento dell’offerta globale e sulla ripresa dei flussi di navigazione. Il traffico attraverso Hormuz ha iniziato a rimbalzare: i dati mostrano che almeno otto navi collegate al Giappone, incluse cinque superpetroliere in grado di trasportare due milioni di barili ciascuna, sono uscite seguendo una rotta vicina all’Iran. Sul fronte dei prezzi, Saudi Aramco ha ridotto l’Arab Light per gli acquirenti asiatici di 11 dollari al barile, portandolo a uno sconto di 1,50 dollari rispetto al benchmark regionale: una mossa utilizzata in precedenza solo due volte, durante le guerre dei prezzi del petrolio del 2015 e del 2020, dopo che OPEC+ ha concordato di aumentare le quote di produzione per il prossimo mese.
Movimenti di prezzo di breve termine guidati da eventi geopolitici
Riteniamo che l’attuale rialzo dei prezzi verso 69,20 dollari sia una reazione temporanea al “rumore” geopolitico. L’attacco nello Stretto di Hormuz, pur grave, non sembra modificare il quadro fondamentale dell’offerta. Pertanto, stiamo utilizzando questa forza come punto d’ingresso per posizionarci su prezzi più bassi nelle prossime settimane.
L’accordo OPEC+ per incrementare l’output aggiunge volumi significativi a un mercato che già registra un’offerta robusta. I dati più recenti della U.S. Energy Information Administration mostrano che la produzione statunitense di greggio si attesta vicino ai massimi storici, a 13,2 milioni di barili al giorno. Questo contesto di ampia disponibilità di offerta indebolisce sensibilmente l’impatto delle perturbazioni di breve periodo.
Eccesso di offerta e posizionamento strategico
L’aggressivo taglio di 11 dollari operato dall’Arabia Saudita sui prezzi per l’Asia è un chiaro segnale di una competizione per le quote di mercato, non di sostegno ai prezzi. Abbiamo già visto questa strategia nel 2015 e di nuovo nel 2020, entrambe precedenti a fasi di ribasso marcate e prolungate delle quotazioni del greggio. Questo precedente storico suggerisce che la pressione ribassista legata all’eccesso di offerta probabilmente prevarrà sui titoli geopolitici.
Alla luce di questo scenario, stiamo vendendo opzioni call out-of-the-money con scadenze tra fine luglio e agosto 2026. Questa strategia consente di incassare premio, facendo leva sulla convinzione che i prezzi non manterranno un rally e potrebbero persino scendere. L’aumento della volatilità implicita a seguito dell’incidente a Hormuz rende questi premi sulle opzioni particolarmente interessanti da vendere in questo momento.
Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz sta già mostrando segnali di normalizzazione, il che indica che il mercato sta trattando l’episodio come un evento circoscritto. La storia fondamentale resta quella di un’offerta globale in espansione, segnalata sia dalle mosse di OPEC+ sia dai tagli ai prezzi sauditi. Ci aspettiamo che questi fattori fondamentali tornino a dominare e spingano i prezzi più in basso una volta che l’attuale ondata di notizie si attenuerà.
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