Aggiornamento sui mercati: petrolio, FX e materie prime
Il petrolio ha prolungato il rimbalzo mentre i trader mettevano in dubbio le indiscrezioni su un accordo USA-Iran nel breve termine. Il Brent è salito per la quinta seduta a 90 dollari al barile, massimo di sette giorni, mentre il WTI di settembre ha guadagnato quasi 2 dollari dopo essere salito di quasi 4 dollari ieri e di 3 dollari nelle ultime due sedute della scorsa settimana; ha toccato 82,30 dollari ieri e 84,60 oggi, con il minimo di mercoledì scorso a 74,25 dollari e il prossimo obiettivo di ritracciamento poco sopra 86. Il rialzo del greggio si è trasmesso a rendimenti più solidi e a un dollaro USA più forte, che è avanzato fino a circa 159,35–159,40 yen nonostante gli sforzi ufficiali a sostegno della valuta giapponese. L’euro è scivolato quasi a 1,1530 dollari dopo un precedente minimo vicino a 1,1540, con il punto più basso della scorsa settimana intorno a 1,1500, mentre la sterlina si è mantenuta in area 1,35 dopo un picco vicino a 1,3530, con supporto vicino a 1,3485 e resistenza vicino a 1,3560; il massimo di fine gennaio a 1,3870 è il riferimento per un ritracciamento del 61,8%.
Il dollaro USA è rimasto vicino al minimo di due mesi contro il dollaro canadese in area 1,3925 CAD, restando sotto 1,3950 CAD; i livelli chiave includono 1,3900 CAD, 1,3855 CAD e poco sopra 1,3815, con il minimo del 1° maggio vicino a 1,3550. Il dollaro australiano ha scambiato tra 0,7040 e poco sopra 0,7060 dollari dopo che la RBA ha lasciato i tassi invariati al 4,35%, mentre i mercati prezzavano una probabilità del 69% di un rialzo entro fine anno contro circa il 46% a fine scorsa settimana. Nei mercati emergenti, il dollaro ha trattato intorno a 17,1355–17,15 pesos messicani e ha oscillato vicino a 6,7420–6,7490 CNH mentre la PBOC ha fissato a 6,7884 CNY e poi a 6,7900 CNY. Il dollaro è salito a 95,4475 INR dopo 95,2875–95,3750 INR, con 95,59 INR come punto di rischio nel breve. Le azioni sono risultate più deboli, anche se il Nikkei è salito del 2%, mentre il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha toccato il 4,70% dopo che l’Europa si è mossa di 4–6 pb e poi 2–5 pb; a fine luglio si era visto quasi 4,75%. L’oro è rimbalzato da 4.313 a 4.395 dollari, ha toccato 4.435 e poi è sceso sotto 4.357, mentre l’argento è salito da circa 65,15 a quasi 66,50 prima di ripiegare verso 64,25 e poi vicino a 65. Le compravendite di case esistenti negli USA sono diminuite di un cumulato 4,2% in sei mesi, per luglio si stima un -1% e l’attenzione si sposta sul CPI di luglio. La produzione in Messico è attesa in aumento dello 0,2% a giugno dopo quasi -0,8% a maggio; le esportazioni legate all’AI verso gli USA sono aumentate dell’84,5% a/a a 105,8 miliardi di dollari tra gennaio e maggio 2026, e Taiwan è il terzo partner commerciale del Messico, in salita dall’ottavo posto nel 2022.
Dinamiche tra petrolio, dollaro USA e yen
Il petrolio accelera, con il Brent a 90 dollari e il WTI di settembre a 84,60, complice lo scetticismo su un’intesa USA-Iran. Raccomandiamo ai trader sui derivati di acquistare opzioni call sul WTI, puntando al prossimo livello di resistenza tecnica in area 86 dollari. Storicamente, le frizioni geopolitiche in Medio Oriente hanno spinto al rialzo l’indice di volatilità del petrolio (OVX), rendendo particolarmente interessanti in questa fase le strategie long volatility, come gli straddle.
I prezzi più alti del greggio stanno spingendo il rendimento del decennale USA al 4,70%, portando USD/JPY a un massimo post-intervento a 159,40. Riteniamo che i trader debbano prepararsi a un’ulteriore debolezza dello yen, ma coprirsi con opzioni call JPY a breve scadenza per proteggersi da improvvisi interventi della Bank of Japan. Storicamente, il Giappone ha speso un record di 9,8 trilioni di yen in interventi per difendere la valuta in prossimità della soglia 160, rendendo questo livello una linea di demarcazione cruciale.
Opportunità nelle valute legate alle commodity e nell’oro, trend EM
Per chi guarda alle valute “commodity-linked”, suggeriamo posizioni long su dollaro australiano e dollaro canadese tramite knock-out forward. La “hawkish hold” della Reserve Bank of Australia ha aumentato al 69% la probabilità implicita di un rialzo dei tassi quest’anno, mentre il Canada beneficia direttamente del rialzo del greggio. Storicamente, gli aggiustamenti del tasso cash australiano hanno innescato forti movimenti su AUD/USD, rendendo gli spread su opzioni una soluzione efficiente per catturare questa divergenza di rendimento.
L’oro ha recentemente toccato un massimo a 4.435 dollari prima di arretrare, segnalando che le posizioni long aperte in ritardo affrontano un rischio immediato legato al rialzo dei rendimenti dei Treasury. Consigliamo l’utilizzo di bear put spread sull’oro per sfruttare questa correzione di breve termine mantenendo intatte le posizioni long sui futures con un orizzonte più strutturale. Quando i rendimenti decennali stazionano vicino al 4,7%, gli asset non remunerativi come l’oro subiscono temporanee pressioni di vendita, motivo per cui è necessaria una strategia difensiva.
Nei mercati emergenti, vediamo un’opportunità particolare nel peso messicano: le esportazioni di hardware AI verso gli USA guidate da Taiwan sono balzate a 105,8 miliardi di dollari a inizio anno, superando le esportazioni auto. Raccomandiamo di utilizzare opzioni strutturate per acquistare peso sui ribassi, dato che queste catene di fornitura tecnologiche offrono un robusto cuscinetto fondamentale. Questa crescente relazione commerciale con Taiwan, diventata il terzo partner commerciale del Messico, dovrebbe verosimilmente proteggere il peso da debolezze più ampie del mercato.
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