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Il rendimento del decennale giapponese tocca il 3% mentre i bond globali scendono e il petrolio balza sui timori legati allo Stretto di Hormuz

by VT Markets
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Sep 1, 2026

I tassi globali hanno continuato a risalire, con le preoccupazioni sull’inflazione e l’elevata offerta in emissione a spingere verso un ulteriore irrigidimento delle curve. Il Giappone ha dato il tono, con i JGB decennali arrivati a 3,00% per la prima volta dal 1996, mentre i Treasury USA a 10 anni hanno tenuto area 4,78% e i 2 anni si sono attestati vicino a 4,35%; in Europa, il Bund è stato indicato a 3,35%, l’OAT a 4,21% e il gilt a 5,23%. Il FX ha seguito il movimento dei rendimenti, con USD/JPY intorno a 159,9 ed EUR/USD in area 1,160–1,161. Gli asset rischiosi sono risultati contrastati: Nikkei -0,2%, KOSPI +0,2%, Hang Seng circa -0,9%, e i future USA quasi piatti, anche a fronte di un Brent in rialzo di circa lo 0,7% a 91,1 dollari e di un WTI in aumento di circa lo 0,8% a 86,5 dollari; l’oro è sceso dello 0,4% a circa 4.431 dollari, mentre BTC è salito di circa l’1,3% a 78,7 mila dollari ed ETH ha guadagnato circa il 2,3% a 2,47 mila dollari.

La geopolitica si è concentrata sullo Stretto di Hormuz, dove secondo alcune segnalazioni delle petroliere sarebbero state colpite nonostante un corridoio meridionale; Kpler ha registrato cinque transiti di commodity lunedì rispetto a una media a 10 giorni intorno a 14, e nessuno riguardava navi cisterna per liquidi, a fronte di un obiettivo dichiarato di circa 50 navi a notte entro metà settembre. In Europa, l’azionario ha risentito della pressione dei tassi, con FTSE -1,16% a 10.699,05, DAX -1,22% a 25.960,39 e CAC -0,41% a 8.300,69, mentre lo STOXX 600 è rimasto circa invariato e l’energia è salita di circa l’1,4%. Sul fronte macro, il PMI manifatturiero dell’Eurozona è stato a 52,7, quello della Germania a 54,3 e quello della Francia a 51,1; le vendite al dettaglio in Germania sono scese del 3,4% m/m e del 2,5% a/a, e la stima del CPI dell’Eurozona è stata del 3,3% a/a con core al 2,4%, insieme a un tasso di disoccupazione al 6,4%. Tra i driver corporate e settoriali: Novartis +5,5%, Air Liquide +3,5%, Partners Group -7,0% su utile attribuibile H1 -13%, e i sindacati di Micron a Taiwan che rappresentano quasi 10.000 lavoratori su circa 15.000, con oltre l’80% a favore di possibili azioni di sciopero; nell’infrastruttura AI, il contratto da 35 mld $ di Anthropic con Lambda ha seguito una struttura precedente con impegno quindicennale da 19,6 mld $ che potrebbe salire a circa 50 mld $, mentre i nuovi impegni di calcolo di Anthropic sono stati stimati in circa 80 mld $ in una settimana, e Zhipu ha indicato oltre 60.000 mld di token in sei giorni su circa 100.000 acceleratori domestici, con costo per token in calo di circa l’80% da inizio anno e performance in aumento di circa 3x, oltre a un ARR di 1,6 mld $ a fine agosto, che annualizza oltre 2 mld $ sull’ultima settimana.

Mercati globali e cambiamenti di policy

Stiamo assistendo a un cambiamento strutturale nel reddito fisso globale, evidenziato dal rendimento del decennale giapponese a 3,0% per la prima volta dal 1996 e dai Treasury USA a 10 anni stabili vicino a 4,78%. Nelle prossime settimane, dovremmo posizionarci per una pressione rialzista persistente sui rendimenti globali attraverso la vendita di future su titoli di Stato oppure l’acquisto di payer swaption per coprirsi dal rischio di tassi terminali più elevati. Considerato che i dati storici mostrano come settembre inneschi spesso inversioni di trend di lungo periodo nel reddito fisso, prepararsi a uno scenario “higher for longer” è la nostra priorità più urgente.

Lo yen giapponese è pronto per un movimento significativo dopo i forti segnali di intervento di policy emersi al G20, soprattutto con USD/JPY in prossimità del livello critico di 160. Raccomandiamo l’acquisto di opzioni put out-of-the-money su USD/JPY per intercettare un possibile rapido apprezzamento dello yen mentre la Bank of Japan normalizza la politica monetaria. Precedenti storici come l’Accordo del Plaza del 1985 ricordano che settembre è una finestra classica per grandi cambi di regime valutario, e il posizionamento attuale suggerisce l’arrivo di uno squeeze rilevante sulle posizioni short yen.

Mercati energetici, catene di fornitura e strategie difensive

L’escalation delle tensioni nello Stretto di Hormuz ha ridotto i transiti di commodity a sole cinque navi al giorno rispetto a una media recente di quattordici, spingendo il Brent oltre 91 dollari al barile. Dovremmo utilizzare opzioni call long su Brent e WTI per beneficiare di questo shock lato offerta, dato che ristabilire la piena operatività delle rotte di navigazione si sta rivelando molto più difficile del previsto. Inoltre, i prezzi elevati del gas in Europa e i bassi livelli di stoccaggio implicano la necessità di prepararsi a un prolungato impulso inflattivo guidato dall’energia, negoziando inflation-linked swap.

La minaccia di sciopero negli impianti di Micron a Taiwan, che controllano capacità critiche di memoria ad alta larghezza di banda, è destinata a iniettare forte volatilità nel settore dei semiconduttori poco prima delle trimestrali di fine settembre. Dovremmo comprare straddle a breve scadenza o put su indici tecnologici per proteggerci da queste interruzioni della supply chain, soprattutto alla luce delle strutture di finanziamento sempre più complesse che sostengono i principali leasing di hardware per l’AI. Con valutazioni tech altamente sensibili sia all’aumento dei tassi di sconto sia ai colli di bottiglia sull’hardware, proteggere l’esposizione azionaria con derivati basati sulla volatilità è una mossa difensiva cruciale.

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