I prezzi del petrolio sono scesi dopo che un Memorandum of Understanding USA–Iran del 17 giugno ha accelerato il ripristino dei flussi dal Golfo Persico, mentre la domanda è migliorata più lentamente e sono proseguiti i rilasci dalle riserve strategiche. La normalizzazione dell’offerta, che in precedenza ci si attendeva richiedesse gran parte del terzo trimestre, è ora vista come potenzialmente completata entro fine luglio, irrigidendo le condizioni di prezzo di breve termine sul mercato fisico.
Le proiezioni aggiornate di ING collocano l’ICE Brent a 80 $/bbl nel 3Q26, in calo a 74 $/bbl nel 4Q26 e a 70 $/bbl in media nel 2027. Lo scenario assume nessuna ulteriore interruzione nello Stretto di Hormuz, anche se la banca delinea anche un percorso a rischio più elevato in cui il Brent testa i 100 $/bbl nel terzo trimestre. Il bilancio domanda-offerta indica un lieve deficit nel terzo trimestre, seguito da un surplus nel quarto trimestre e poi da un surplus significativo nel 2027, con un supporto di breve periodo atteso una volta che si sarà smaltito l’overhang di petroliere bloccate nel Golfo Persico.
Rapido recupero dell’offerta e domanda debole
Il mercato del petrolio è sotto pressione dall’accordo USA-Iran del 17 giugno, che sta riportando l’offerta molto più rapidamente del previsto. Ad oggi, 9 luglio 2026, questo rinnovato flusso di greggio dal Golfo Persico coincide con una domanda globale più debole. Ci aspettiamo che questa dinamica definisca le contrattazioni nelle prossime settimane.
L’aumento dell’offerta è confermato dai più recenti dati di tracciamento delle petroliere, che hanno mostrato un balzo del 15% delle unità in uscita dai porti iraniani nell’ultima settimana di giugno. Sul fronte della domanda, la debolezza emerge dall’ultimo Caixin PMI manifatturiero della Cina, attestatosi a 49,8, in area di contrazione dell’attività industriale. Questi dati rafforzano la tesi che la domanda non stia tenendo il passo con il ritorno dell’offerta.
Prospettive di mercato e strategie di gestione del rischio
Su questa base, prevediamo che il Brent faccia in media circa 80 dollari al barile per il resto di questo terzo trimestre, per poi scendere verso 74 dollari nel quarto trimestre. I trader potrebbero valutare la vendita di opzioni call con strike sopra 85 dollari per le scadenze di agosto e settembre. Questa strategia consente di incassare premio in un mercato che ci aspettiamo laterale o in indebolimento.
Tuttavia, esiste un rischio rialzista significativo legato a un ritorno delle tensioni geopolitiche, che potrebbe spingere il Brent verso 100 dollari. Abbiamo visto un episodio teso tra unità navali statunitensi e iraniane nei pressi dello Stretto di Hormuz fino al 7 luglio. Basta ricordare gli attacchi alle petroliere nel Golfo di Oman del 2019, che portarono i future sul Brent a un balzo di quasi il 4% in un solo giorno, per capire quanto rapidamente la situazione possa cambiare.
Per proteggersi da questa eventualità, riteniamo prudente coprirsi contro un improvviso spike dei prezzi. L’acquisto di call out-of-the-money a basso costo, ad esempio contratti di ottobre con strike a 95 dollari, offre una polizza assicurativa a costo contenuto. Questo protegge le posizioni core ribassiste da un’improvvisa escalation nel Golfo Persico.
Per ora, il mercato resta in lieve deficit, il che dovrebbe offrire un certo sostegno ai prezzi ed evitare un crollo totale nell’immediato. Continuiamo a prevedere che il mercato scivoli in surplus nel quarto trimestre e registri un surplus più marcato nel 2027. Questo suggerisce che eventuale forza dei prezzi nelle prossime settimane dovrebbe essere considerata un’opportunità per posizionarsi in vista di prezzi più bassi più avanti nel corso dell’anno.
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