Il Franco svizzero si è indebolito contro il Dollaro USA giovedì, mentre il biglietto verde recuperava dopo due giornate di calo. USD/CHF è stato scambiato in area 0,8080, in rialzo di quasi lo 0,35% nella seduta, dopo aver toccato un minimo intraday a 0,8044. All’inizio della settimana il Dollaro era stato venduto in scia alle pubblicazioni di CPI e PPI di giugno, risultate inferiori alle attese, riducendo la probabilità percepita di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed. Il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente ha sostenuto i prezzi del petrolio, mantenendo in primo piano i rischi inflazionistici e alimentando le attese di una stretta della Fed più avanti nell’anno.
Le quotazioni CME FedWatch implicano una probabilità del 58% di un rialzo dei tassi entro settembre, che sale poi al 65% entro ottobre e al 76% entro dicembre. Anche i dati USA hanno sostenuto il Dollaro: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 208 mila nella settimana chiusa l’11 luglio, contro una previsione di 217 mila, mentre le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,2% su base mensile a giugno, in linea con le attese, e il dato di maggio è stato rivisto al rialzo a 1,0% da 0,9%. Il “control group” delle vendite al dettaglio è risultato a 0,5% contro 0,8% di maggio. L’indice DXY era vicino a 100,72 dopo aver toccato 100,35 mercoledì, il livello più basso dal 18 giugno, mentre la BNS ha indicato che le condizioni di giugno erano appropriate, pur segnalando i rischi geopolitici e una maggiore disponibilità a intervenire sul mercato valutario.
Operatività sul recupero di USD/CHF
Suggeriamo ai trader su derivati di valutare la costruzione di posizioni long su USD/CHF tramite bull call spread, per capitalizzare il rimbalzo del biglietto verde. Con il cambio attualmente in area 0,8080, la combinazione di solidi dati macro USA e l’aumento delle aspettative di rialzo dei tassi delinea un percorso rialzista più chiaro. Questa strategia limita il rischio al ribasso, consentendo al contempo di catturare guadagni progressivi mentre il Dollaro recupera terreno.
Il principale motore di questa forza del Dollaro è il brusco cambiamento nelle aspettative sui tassi della Federal Reserve, innescato dall’aumento dei prezzi del petrolio legato ai conflitti in Medio Oriente. Attualmente, i mercati energetici globali vedono il Brent risalire verso l’area degli 85 dollari al barile, un livello che storicamente riaccende i timori d’inflazione. Per questo, i mercati dei futures hanno rapidamente prezzato una probabilità del 58% di un rialzo Fed entro settembre, che sale fino a un robusto 76% entro dicembre.
Rischio di intervento della BNS e strategie in opzioni
Consigliamo inoltre di evitare il mantenimento di posizioni long sul Franco svizzero, poiché la Banca Nazionale Svizzera sta esplicitamente minacciando di intervenire sul mercato valutario. Storicamente, la BNS non ha esitato a ricorrere a interventi aggressivi sul mercato dei cambi per indebolire il Franco quando le tensioni geopolitiche ne spingono eccessivamente al rialzo le quotazioni. L’utilizzo di opzioni knock-out short sul CHF può aiutare a beneficiare di un intervento improvviso della BNS, mantenendo al contempo un profilo di rischio rigidamente definito.
I solidi dati sul mercato del lavoro USA rafforzano ulteriormente questa impostazione rialzista sul Dollaro, con le richieste settimanali di sussidi recentemente scese a sole 208.000 unità. Quando i dati sull’occupazione USA battono con continuità le attese, storicamente ciò offre alla Fed maggiore margine per mantenere i tassi più elevati più a lungo. Riteniamo che la negoziazione di opzioni call sul USD a breve termine consenta di sfruttare questa fase di resilienza dell’economia statunitense nelle prossime settimane.
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