Il Dow Jones (US30) ha segnato nuovi massimi storici, dopo che i dati sull’occupazione di giugno, più deboli delle attese, hanno alimentato le aspettative di una Fed meno propensa a inasprire la politica monetaria nel breve periodo. I mercati hanno inoltre reagito al raffreddamento della crescita delle buste paga e alle revisioni al ribasso dei dati dei mesi precedenti, elementi che hanno sostenuto le valutazioni azionarie ma hanno anche spinto a rivedere il ritmo di crescita dell’economia statunitense. Ne è risultato un rally sostenuto dal mutamento delle aspettative sui tassi, ma con una maggiore sensibilità ai segnali macro in arrivo.
L’attenzione si sposta ora sulla stagione delle trimestrali del 2° trimestre come prossimo potenziale catalizzatore. Dopo un forte rialzo, le aspettative su industriali, finanziari e consumi restano elevate, riducendo la tolleranza per indicazioni (guidance) più deboli o per un rallentamento della crescita degli utili. La recente dinamica dei prezzi suggerisce un movimento più selettivo, con rotazioni settoriali e fattori specifici dei singoli titoli che prevalgono su una partecipazione generalizzata. I trader monitorano i conti del 2° trimestre, i rendimenti dei Treasury e i prossimi dati sull’inflazione USA, insieme alle politiche commerciali globali e ai mercati energetici, per valutarne le implicazioni su inflazione, margini aziendali e scenario complessivo.
Rischi di volatilità tra politica della Fed e segnali economici
Con il Dow Jones sui massimi storici, riteniamo che le prossime settimane porteranno maggiore volatilità. Il sollievo del mercato per la possibilità che la Federal Reserve metta in pausa i rialzi dei tassi viene ora messo alla prova dai segnali di rallentamento dell’economia. Il recente rapporto di giugno sui Non-Farm Payrolls, con soli 150.000 nuovi posti di lavoro, ci porta a mettere in discussione la solidità della crescita futura e degli utili societari.
Questa tensione tra una Fed di supporto e un’economia in indebolimento crea un contesto ideale per un aumento della volatilità. Osserviamo che il VIX ha scambiato vicino ai minimi, in area 13, il che suggerisce che il mercato potrebbe essere troppo compiacente in vista delle principali trimestrali. Riteniamo che l’acquisto di opzioni sia un modo relativamente economico per posizionarsi su un possibile movimento brusco del mercato.
Trimestrali del 2° trimestre, dati sull’inflazione e sensibilità del mercato
La nostra attenzione si sposta ora interamente sulla stagione delle trimestrali del 2° trimestre, che sarà il prossimo grande driver per il mercato. Considerata la forte performance dell’indice, le aspettative per le società industriali e finanziarie sono elevate, lasciando poco spazio a delusioni. Qualsiasi segnale di guidance prospettica debole potrebbe innescare vendite, rendendo interessanti le opzioni put protettive su settori specifici.
I prossimi dati sull’inflazione CPI sono un altro evento chiave che seguiamo. L’ultima lettura del Core CPI al 2,9% resta ben al di sopra dell’obiettivo della Fed, complicandone il percorso. Un dato d’inflazione sorprendentemente alto potrebbe riportare rapidamente sul tavolo i timori di ulteriori rialzi dei tassi, mettendo sotto pressione le valutazioni azionarie.
Monitoriamo anche il rendimento del Treasury decennale, sceso sotto il 3,8% mentre aumentano le preoccupazioni per la crescita. Questo rally è stato guidato da un gruppo ristretto di titoli, il che richiama cicli passati in cui il mercato appariva più fragile di quanto sembrasse. Questa leadership concentrata implica che l’indice potrebbe essere molto sensibile alle sorprese sugli utili di poche società chiave.
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