Il Dow Jones Industrial Average scambiava in area 52.200, in rialzo di circa 250 punti, dopo aver toccato poco sotto 52.600 grazie a una de-escalation nel weekend tra Stati Uniti e Iran, prima che una vendita nel settore dei semiconduttori legata alla Cina lo riportasse verso quota 52.000. Il petrolio si è riprezzato bruscamente: il Brent è sceso di circa il 7% a circa 90 dollari, dopo aver superato i 100 dollari la scorsa settimana, mentre il WTI è arretrato in area 84 dollari. Nonostante il movimento del greggio, restavano frizioni sul fronte delle spedizioni, con transiti più lenti attraverso Hormuz e il Bab al-Mandeb e nuove rivendicazioni Houthi di attacchi contro la navigazione saudita. Le azioni hanno poi preso spunto da indiscrezioni secondo cui produttori cinesi di macchinari utensili starebbero avviando la produzione di massa di macchine per litografia DUV (deep ultraviolet), facendo perdere oltre il 7% a un primario fornitore occidentale e circa il 3% al comparto chip più ampio; AMD ha ceduto il 7%, Teradyne il 5,9% e Micron il 4%.
I dati macro e i tassi hanno riflesso appena il “dividendo della pace”. Gli ordini di beni durevoli di giugno sono saliti dello 0,3% contro l’1,6% atteso dopo un calo precedente del 4%; al netto dei trasporti sono aumentati dello 0,6% e i beni capitali non difensivi ex aeromobili sono saliti dello 0,9%. I futures continuavano a implicare una probabilità del 35,8% di un rialzo mercoledì, con almeno un rialzo prezzato all’80,3% entro il 16 settembre, all’85,9% entro il 28 ottobre e al 91,0% entro il 9 dicembre, oltre a una probabilità del 57,0% di due rialzi entro quella data. La settimana include anche: consenso per Fed invariata al 3,75% (18:00 GMT), core PCE visto a +0,2% m/m e 3,3% a/a, PIL al 2,1%, richieste di sussidi a 204mila dopo 187mila, e ulteriori pubblicazioni tra cui ECI 0,8%, Chicago PMI 56 e aspettative Michigan al 4,2% (un anno) e 3,3% (cinque anni). I livelli tecnici citati indicavano resistenze in area 52.600 poi 52.800 e un record vicino a 53.300, con supporti a 52.000, 51.800 e una EMA a 50 giorni in area 51.500; lo Stochastic RSI era vicino a 18.
Strategia di trading tra rischi geopolitici e di supply chain
Consigliamo ai trader di derivati di trattare con estrema cautela l’ultima pausa geopolitica e di posizionarsi per la volatilità, più che per un “dividendo della pace” permanente. Sebbene il Brent sia sceso del 7% tornando in area 90 dollari, i dati globali sullo shipping mostrano che i transiti attraverso colli di bottiglia chiave come il Bab al-Mandeb restano fortemente perturbati, in calo di oltre il 50% rispetto alle medie storiche. Dovremmo utilizzare opzioni di breve termine per coprirci contro un’improvvisa inversione dei prezzi dell’energia, dato che tregue precedenti quest’anno sono saltate nel giro di poche settimane.
Per chi fa trading su opzioni sugli indici, vediamo una chiara divergenza tra il Dow Jones a ponderazione per prezzo e benchmark ponderati per capitalizzazione come l’S&P 500. Poiché il Dow ha un’esposizione limitata al settore dei semiconduttori — che sta soffrendo per le notizie sui progressi cinesi negli strumenti domestici di litografia — rappresenta un veicolo più sicuro per posizioni long. Possiamo sfruttare questa forza relativa acquistando call spread sul Dow e, al contempo, utilizzando put su indici a forte componente tecnologica per proteggersi da shock persistenti della catena di fornitura.
Posizionamento in vista dei dati economici e dei livelli tecnici
Dobbiamo anche prepararci a movimenti di mercato significativi attorno ai dati macroeconomici e alle trimestrali di questa settimana. Con una probabilità del 35,8% di rialzo dei tassi prezzata per mercoledì e un’inflazione core PCE attesa al 3,3% su base annua, i derivati sul reddito fisso scontano uno scenario “tassi più alti più a lungo”. Raccomandiamo di valutare straddle o strangle sui principali colossi tech come Apple e Microsoft in vista delle rispettive trimestrali, per cogliere l’atteso picco della volatilità implicita.
Da un punto di vista tecnico, dovremmo mantenere un bias rialzista solo finché il Dow resta sopra il supporto cruciale di 52.000. Se l’indice riuscisse a chiudere in daily sopra il recente “tetto” di 52.600, punteremmo a seguire il momentum verso l’area 52.800. Al contrario, dobbiamo essere pronti a cambiare rapidamente impostazione e acquistare put protettive se i prezzi scendessero sotto 51.800, segnale che il premio di guerra starebbe tornando a riflettersi sui mercati.
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