Il Dow Jones Industrial Average ha superato quota 54.200 dopo tre sedute di consolidamento sotto i massimi storici, per poi restituire interamente il movimento e chiudere appena sotto 54.000, invariato nella giornata nonostante un’escursione intraday prossima a 370 punti. Il supporto a 53.800 è stato testato e ha tenuto per tre sedute consecutive. Il sentiment si è indebolito mentre sfumavano le speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz; funzionari iraniani hanno affermato che un accordo con l’Oman su nuove rotte di navigazione non riaprirebbe il passaggio, con l’accesso subordinato al comportamento degli Stati Uniti e a richieste più ampie che includono sanzioni, condizioni navali, ritiro delle forze USA, risarcimenti per danni di guerra e lo sblocco di asset congelati. Il greggio ha scambiato in rialzo di circa l’1% sopra 83,00 dollari, mentre il benchmark internazionale è rimasto sopra 88,00 dollari; la reazione più marcata è arrivata dal mercato dei tassi, con il rendimento del Treasury decennale tornato sopra il 4,72% dopo aver trattato vicino al 4,61% venerdì mattina.
Sul fronte dei dati USA, l’indice NFIB è salito di 2,4 punti a luglio a 99,8, sopra la media di 52 anni e al massimo da agosto 2025, mentre un saldo netto del 20% degli imprenditori prevede di creare posti di lavoro, il valore più alto da ottobre 2022. Al contrario, la media a quattro settimane ADP è rallentata a 8,25 mila da 11 mila, e le buste paga di luglio si sono contratte di 23 mila contro un consenso di 80 mila, mentre il tasso di partecipazione è sceso al 61,5%, il minimo (al di fuori del periodo pandemico) dal 1976; il tasso di disoccupazione di giugno è sceso al 4,2% dopo che circa 720 mila persone sono uscite dalla forza lavoro. La settimana prevede il CPI di luglio mercoledì (0,1% m/m contro un calo di giugno dello 0,4%; 3,4% a/a da 3,5%; core 0,2% m/m da 0,0% e 2,5% a/a da 2,6%) e il budget statement alle 18:00 GMT (atteso un deficit di 346 mld di dollari contro 120 mld), seguiti giovedì dal PPI (0,2% m/m contro un calo dello 0,3%; 4,9% a/a da 5,5%; core 0,3% m/m e 4,2% a/a da 4,7%) e dalle richieste iniziali di sussidi (202 mila contro 199 mila), quindi venerdì vendite al dettaglio (0,1% m/m contro 0,2%), fiducia Michigan (54,5 da 55,2) e aspettative d’inflazione al 4,2% (a un anno) e 3,3% (a cinque anni). Tra i livelli tecnici: resistenza a 54.200 poi 54.500 e il record poco sotto 54.750, mentre una rottura sotto 53.800 punterebbe a 53.500, con la EMA a 50 giorni in area 52.200.
Pressioni sul mercato energetico e strategia di trading
Con lo Stretto di Hormuz che resta rigidamente chiuso, dobbiamo prepararci a una pressione rialzista prolungata sui derivati energetici nelle prossime settimane. La storia mostra che circa il 20% dei consumi giornalieri mondiali di liquidi petroliferi transita attraverso questo collo di bottiglia critico, il che implica che blocchi prolungati manterranno il Brent fortemente supportato sopra 88 dollari. Raccomandiamo ai trader di derivati di acquistare call a breve scadenza sul greggio o su azioni focalizzate sull’energia per intercettare ulteriore upside geopolitico.
Il Dow Jones Industrial Average è attualmente “intrappolato”, incapace di mantenere il breakout sopra 54.200 pur difendendo con decisione il supporto a 53.800. Poiché l’indice ha testato con successo questo pavimento per tre sedute consecutive, dovremmo mantenere un bias tatticamente rialzista ma con un rischio rigorosamente definito. Se dovessimo vedere una chiusura giornaliera sotto 53.800, dovremo cambiare rapidamente impostazione e acquistare put per puntare a un movimento rapido verso 53.500.
Il mercato obbligazionario sta prezzando queste minacce energetiche molto più velocemente dell’azionario, riportando il rendimento del Treasury decennale al 4,72%. Nei cicli di mercato passati, gli shock sul prezzo del petrolio hanno costantemente costretto le banche centrali a rinviare i tagli dei tassi o addirittura ad alzarli ulteriormente. Dovremmo posizionarci per tassi più alti vendendo (short) future sui Treasury o acquistando put su ETF obbligazionari a lunga duration.
Dati su lavoro e inflazione: volatilità e approcci con opzioni
Stiamo inoltre osservando un forte scollamento tra i piani di assunzione delle piccole imprese e l’effettiva realizzazione, con le buste paga in calo di 23.000 mentre il tasso di partecipazione è al 61,5%. Storicamente, una forza lavoro in contrazione mantiene i salari artificialmente elevati e complica il percorso verso un allentamento monetario. I trader di derivati dovrebbero impiegare strategie in opzioni market-neutral, come gli iron condor, per trarre profitto dal trading irregolare e laterale che questa incertezza genera.
Le prossime pubblicazioni di CPI e PPI di questa settimana agiranno da importanti catalizzatori di volatilità, ma dobbiamo ricordare che non incorporano ancora il recente balzo del petrolio sopra 83 dollari. Qualsiasi rally temporaneo del mercato innescato da un dato d’inflazione “soft” è probabile che sia di breve durata una volta che quei costi energetici inizieranno a riflettersi nei dati di settembre. Consigliamo l’uso di long straddle su opzioni dei principali indici per beneficiare delle oscillazioni di prezzo attese senza esporsi a un rischio direzionale specifico.
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