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Il Dow non riesce a mantenere quota 54.000 dopo un CPI USA in linea con le attese; si affievoliscono le scommesse su un taglio dei tassi tra i rischi legati al petrolio

by VT Markets
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Aug 12, 2026

Il CPI di luglio ha rispettato il consenso alle 12:30 GMT, ma il Dow Jones Industrial Average (DJIA) non è riuscito a mantenere il rialzo iniziale, toccando un massimo a 54.000 prima di ripiegare verso 53.800, pochi punti sotto la chiusura precedente. Il CPI headline è salito dello 0,1% m/m contro lo 0,1% atteso, invertendo il calo di giugno (-0,4%) e portando il tasso annuo al 3,4% dal 3,5%. Il CPI core è aumentato dello 0,2% m/m per un 2,5% a/a, in linea con le stime e di un decimo inferiore a giugno, mentre l’indice non destagionalizzato è risultato sotto il proprio consenso di 0,07 punti. I futures sui tassi hanno riprezzato verso una “pausa” alla riunione del 16 settembre, con probabilità intorno al 58% rispetto a una divisione quasi a metà di lunedì; nonostante ciò, il DJIA ha oscillato di circa 275 punti chiudendo sostanzialmente dove aveva iniziato.

Gli altri benchmark USA hanno avanzato, con utili legati all’AI che hanno alimentato i rialzi fuori dal Dow: l’S&P 500 è salito dello 0,2% e il Nasdaq Composite dello 0,5%, mentre CoreWeave (CRWV) è balzata del 18% dopo aver raddoppiato i ricavi a/a e aver riportato un margine operativo del Q2 superiore alle attese; Super Micro Computer (SMCI) ha aggiunto il 13% grazie all’outlook sul Q1 fiscale, e Nebius (NBIS) è salita del 16%. All’interno del Dow, Cisco Systems (CSCO) ha guadagnato poco più del 2%, ma la ponderazione per prezzo implica circa sei punti di indice per ogni movimento di 1 dollaro, limitandone l’impatto. L’energia è rimasta il fattore di volatilità: la componente energia del CPI è scesa dell’1,5% m/m dopo il -5,7% di giugno e resta circa il 15% più alta a/a, mentre il greggio si è mantenuto sopra gli 83 dollari per la quinta seduta poiché lo Stretto di Hormuz è rimasto chiuso; i dati EIA hanno mostrato un aumento delle scorte di oltre 17,4 milioni di barili contro attese per un lieve calo, anche se il transito di martedì è stato di 14 navi rispetto a una media a 10 giorni vicino a 11. Il calendario si sposta al PPI di giovedì alle 12:30 GMT, atteso a +0,2% m/m contro il -0,3% di giugno e al 4,9% a/a dal 5,5%, con il core a/a al 4,2% dal 4,7%; le richieste iniziali di sussidio sono stimate a 202mila da 199mila, insieme a interventi di esponenti Fed alle 12:15 e 12:40 e a un’asta trentennale dopo un precedente collocamento oltre il 5%. Venerdì arrivano le vendite al dettaglio alle 12:30 GMT, previste a +0,1% m/m da +0,2% con l’ex-auto a +0,2% dopo un -0,2%, seguite dalla fiducia del Michigan alle 14:00 GMT a 54,5 contro 55,2 e dalle aspettative d’inflazione a un anno, ultime al 4,2%. I livelli tecnici citati indicavano resistenza a 54.000 e sul record appena sotto 54.750, quasi il 2% sopra i livelli attuali, con supporti a 53.800 poi 53.500 e 53.000, e la media mobile esponenziale a 50 giorni (EMA) vicino a 52.250.

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Scenario ribassista per il Dow Jones Industrial Average

Suggeriamo ai trader di derivati di adottare un’impostazione ribassista sul Dow Jones Industrial Average nelle prossime settimane, soprattutto finché rimane sotto il livello chiave di 53.800. Anche se oggi il Consumer Price Index di luglio è uscito esattamente in linea con il consenso, la rapida incapacità dell’indice di mantenere quota 54.000 indica un mercato in fase di distribuzione più che di consolidamento. Storicamente, quando un indice principale non riesce a sostenere un rally su dati macro apparentemente “positivi” perché in linea, il segnale è quello di un trend rialzista stanco e maturo per un ritracciamento.

Rischi energetici e strategia di trading tra incertezze geopolitiche

Dobbiamo osservare con attenzione la minaccia energetica in arrivo, che potrebbe alterare le prossime metriche d’inflazione e costringere la Federal Reserve a mantenere i tassi invariati. Il petrolio resta ostinatamente sopra gli 83 dollari al barile nonostante un aumento delle scorte di 17,4 milioni di barili, determinato interamente dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che storicamente gestisce oltre il 20% dei liquidi petroliferi mondiali. Questa pressione geopolitica implica che la disinflazione vista a luglio nella componente energia è altamente probabile che venga invertita nel prossimo report sull’inflazione.

I futures sui tassi si sono rapidamente adeguati a questa realtà, con la probabilità che la Federal Reserve mantenga i tassi fermi alla riunione del 16 settembre salita al 58%. Storicamente, durante fasi di shock di offerta guidati dall’energia, le banche centrali hanno molte più probabilità di mantenere un’impostazione restrittiva per impedire che prendano piede effetti secondari sull’inflazione. I trader di derivati dovrebbero prepararsi a questo cambio di scenario coprendosi contro l’ottimismo sui tagli dei tassi, dato che il mercato obbligazionario sta già iniziando a prezzare un’inflazione più persistente.

Raccomandiamo di puntare a obiettivi al ribasso a 53.500 e poi in area 53.000 utilizzando opzioni put o posizioni short su futures. Una chiusura giornaliera sopra la resistenza a 54.000 invaliderà questa view ribassista, rendendo cruciali stop-loss stretti per la gestione del rischio. Considerato che gli indici più ampi sono sostenuti artificialmente da titoli AI esterni al Dow, il Dow a ponderazione per prezzo resta particolarmente vulnerabile a una correzione più profonda verso la propria media mobile a 50 giorni in area 52.250.

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