Il DJIA si è attestato intorno a 53.250 lunedì, in calo di circa 300 punti, dopo che raid statunitensi hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak e l’Iran ha risposto con attacchi contro basi in Giordania e asset negli Emirati Arabi Uniti. Il greggio è salito di oltre il 2% sopra quota 85,00 dollari, mentre anche i rendimenti dei Treasury si sono mossi al rialzo, reinterpretando lo shock come un irrigidimento delle condizioni finanziarie più che come un classico movimento di “flight-to-safety”. Il rischio di interruzioni attraverso lo Stretto di Hormuz ha alimentato le aspettative d’inflazione, con la tariffa benchmark Gulf-to-Japan per le grandi petroliere che ha segnato un record oltre 107 dollari per tonnellata metrica il 27 agosto. I future sui tassi della Fed si sono quindi riprezzati, con probabilità di rialzo a settembre vicina al 60% rispetto a circa il 35% prima di venerdì, implicando un corridoio obiettivo tra 3,75% e 4,00%.
La costruzione dell’indice ha lasciato il Dow poco coperto: Chevron è l’unico componente energy dalla rimozione di ExxonMobil nel 2020 e pesa circa il 2,2% nell’indice price-weighted, mentre i finanziari valgono oltre un quarto complessivo su cinque titoli; Goldman Sachs da sola è intorno all’11,5% con un prezzo per azione sopra i 1.000 dollari. Alphabet ha sostituito Verizon a fine giugno e l’effetto del rally tech è stato attenuato con Nvidia a circa il 2,4% e Microsoft intorno al 5,7%; l’indice ha comunque messo a segno una quinta avanzata mensile consecutiva ma restava circa il 3% sotto il record di inizio agosto poco sotto 54.750. Tra i dati chiave: payrolls attesi a 58mila dopo un calo di 23mila, disoccupazione al 4,1% e retribuzioni orarie a +0,3% m/m contro +0,1%; l’ISM manifatturiero prezzi pagati è visto a 72 contro 71,1, i prezzi pagati nei servizi sono stati da ultimo a 70,3 e i payrolls del settore privato sono previsti a 47mila contro 44mila, in vista della decisione del 16 settembre. Livelli tecnici citati: resistenza a 53.500, poi poco sopra 53.800 e 54.000; supporto in area 53.100 e 53.000, con la EMA a 50 giorni vicino a 52.700 e la EMA a 200 giorni intorno a 50.000; lo Stoch RSI è intorno a 35, con invalidazione su una chiusura giornaliera sopra 53.800.
Shock guidato dall’inflazione e rottura del copione “bene rifugio”
La tradizionale strategia difensiva di acquistare titoli di Stato durante i conflitti geopolitici sta fallendo perché questa crisi è una storia di inflazione, non di crescita. Con il greggio in impennata oltre gli 85 dollari al barile e le tariffe delle petroliere Gulf-to-Japan ai massimi storici a 107 dollari per tonnellata metrica, ci troviamo di fronte a uno shock di irrigidimento diretto. Dobbiamo adattarci rapidamente, perché i costi energetici e i rendimenti obbligazionari salgono insieme, lasciando l’azionario altamente vulnerabile.
Il tono hawkish della Federal Reserve ha già spinto la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre al 60%, puntando a un nuovo intervallo tra 3,75% e 4,00%. Storicamente, quando l’aumento dei prezzi energetici innesca improvvise aspettative di rialzo dei tassi—come nello shock inflazionistico del 2022 che trascinò il Dow in ribasso di quasi il 10% in un mese—i modelli sull’azionario vanno in crisi. Riteniamo che i trader di derivati dovrebbero prepararsi a uno scenario di tassi “più alti più a lungo”, anziché attendersi un classico intervento di salvataggio della politica monetaria.
Rischi per il Dow e prospettive strategiche
Dobbiamo riconoscere che il Dow Jones Industrial Average è strutturalmente dalla parte sbagliata di questa narrativa geopolitica. Chevron rappresenta l’unica copertura energy con un peso esiguo del 2,2%, mentre finanziari sensibili ai tassi come Goldman Sachs e titoli tech ad alta duration dominano l’indice. Questo squilibrio significa che il paniere sentirà tutta la forza dell’aumento dei costi di finanziamento con quasi nessun cuscinetto energetico in grado di compensare il danno.
Guardando avanti, dovremmo concentrarci meno sui payrolls di venerdì e più sui dati ISM “prezzi pagati” in uscita martedì e giovedì. È in questi sottoindici che gli shock dei prezzi energetici emergono per primi, e una lettura sopra la stima di 72 confermerà un’inflazione che si sta irrigidendo. Se questi numeri dovessero risultare elevati, fornirebbero ai policymaker della Fed tutte le munizioni necessarie per spingere i rendimenti ancora più in alto.
Suggeriamo di mantenere un’impostazione ribassista sul Dow nelle prossime settimane, mirando all’area 53.000 e alla media mobile a 50 giorni in zona 52.700. Con lo Stochastic RSI giornaliero in discesa verso 35, il momentum resta saldamente dalla parte dei venditori finché la resistenza a 53.500 non viene superata. Abbandoneremmo questa posizione short solo se l’indice riuscisse a chiudere in giornata sopra quota 53.800.
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