Il dollaro USA ha recuperato gran parte della discesa della settimana precedente dopo un intervento hawkish a Jackson Hole del presidente Kevin Warsh, spingendo l’US Dollar Index (DXY) verso un possibile nuovo test del livello 100,00. La comunicazione di politica monetaria si è concentrata sul ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2% PCE della Federal Reserve, con Warsh che ha messo in dubbio se le condizioni finanziarie siano restrittive e ha inquadrato un ulteriore irrigidimento come dipendente dalle evidenze in arrivo. Osservazioni separate di esponenti della Fed hanno mantenuto al centro i rischi d’inflazione, con una proiezione che colloca l’inflazione di fine anno vicino al 3%, mentre dazi, guerra e maggiori costi energetici sono stati citati come complicazioni. L’attenzione si sposta ora sul mercato del lavoro e sui dati di attività, inclusi gli indici PMI ISM Manifatturiero e Servizi, ADP, JOLTs, le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione (Initial Jobless Claims) e il report NFP, insieme a ulteriori commenti dei decisori sui tassi della Fed.
I dati di posizionamento hanno mostrato un ridimensionamento più che un cambiamento radicale contro la valuta. Nella settimana conclusa il 18 agosto, il posizionamento netto speculativo CFTC è diminuito di poco più di 2,3 mila contratti, portando la variazione a quattro settimane a quasi +3,5 mila; l’open interest è sceso di circa il 3% a quasi 48 mila. L’esposizione speculativa è calata al 39,8% dal 43,2%, il relativo percentile è sceso a 58,6 e il percentile della posizione netta è diminuito a 68,5, lasciando il mercato ancora net long ma con un momentum più debole.
Implicazioni della politica della Fed e outlook di trading
Riteniamo che il recente tono hawkish della Federal Reserve implichi che i trader in derivati debbano prepararsi a una forza prolungata del dollaro USA. Con l’US Dollar Index (DXY) che sta risalendo verso area 101,50 dopo aver toccato un minimo a 100,60 all’inizio di questo mese, la narrativa “higher-for-longer” torna saldamente sul tavolo. Dovremmo considerare l’acquisto di opzioni call sul dollaro o l’assunzione di posizioni lunghe su cross USD mentre la valuta si prepara a ritestare importanti resistenze psicologiche.
Questa view rialzista è supportata dagli ultimi indicatori macro, con l’inflazione core PCE che resta ostinatamente al 2,6% e i rendimenti dei Treasury USA decennali tornati sopra il 4,15%. Storicamente, quando la Fed mantiene un bias restrittivo in fasi di inflazione viscosa, l’indice del dollaro è salito in media del 3%-5% nelle settimane successive. Raccomandiamo di sfruttare eventuali ritracciamenti di breve per costruire esposizione long sul dollaro, in particolare contro euro e yen.
Posizionamento speculativo e strategie di gestione del rischio
Gli ultimi dati CFTC mostrano che i contratti net-long speculativi sono diminuiti leggermente di oltre 2.300, il che in realtà offre un punto d’ingresso più “pulito” senza il rischio di un trade troppo affollato. Questa modesta liquidazione ha ridotto l’esposizione speculativa complessiva al 39,8%, rispetto a oltre il 43% di appena una settimana fa. Possiamo sfruttare questo temporaneo calo del posizionamento per aprire nuovi contratti futures long sul dollaro prima che il mercato prezzI completamente un’ulteriore potenziale rialzo dei tassi.
Nelle prossime settimane dovremo gestire un’elevata volatilità legata alle imminenti pubblicazioni sul mercato del lavoro USA, inclusi i non-farm payrolls e i dati ISM servizi. Per gestire questo rischio, i trader in derivati dovrebbero valutare strategie opzionali multi-leg, come bull call spread, per limitare il rischio di ribasso pur catturando la spinta rialzista del dollaro. Vogliamo essere posizionati prima di queste pubblicazioni, poiché dati solidi sul lavoro probabilmente agiranno da potente catalizzatore per la prossima gamba del rally del dollaro.
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