I mercati FX hanno mantenuto range ristretti nelle prime ore di martedì, con i trader che evitavano di assumere posizioni rilevanti mentre monitoravano il conflitto in Medio Oriente. Le letture ZEW sul sentiment per Germania ed Eurozona hanno guidato l’agenda europea, mentre il calendario USA non prevedeva dati ad alto impatto più tardi nella sessione. Dopo le oscillazioni di lunedì, il WTI è sceso di circa lo 0,5% verso 82 dollari, anche se le notizie su una proposta di pausa di 10 giorni negli attacchi non sono riuscite a fermare il conflitto: gli attacchi USA sono proseguiti per il decimo giorno con esplosioni segnalate nei pressi di Sirik e a Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm, a Chabahar e Konarak, mentre l’Iran ha preso di mira asset USA in tutto il Golfo. Il Brent ha comunque chiuso in rialzo dell’1,27% a 89,22 dollari/barile e, in un contesto di escalation, è stato indicato come rischio uno scenario di petrolio sopra i 100 dollari/barile.
L’indice del dollaro è salito di oltre lo 0,2% lunedì e in Europa oscillava appena sotto 101,00. Nel Regno Unito, il tasso di disoccupazione ILO è rimasto al 4,9% nei tre mesi fino a maggio, mentre i salari medi al netto dei bonus sono aumentati del 4,3% a/a contro una previsione del 4,5%; GBP/USD era vicino a 1,3450 in vista dell’inflazione di giugno in uscita mercoledì. In Nuova Zelanda, il CPI è accelerato al 4,1% a/a nel secondo trimestre dal 3,1% del primo trimestre, sopra la stima del 4%, spingendo NZD/USD oltre 0,5850; in Canada, il CPI è sceso al 2,8% a/a a giugno dal 3,2% di maggio mentre USD/CAD è rimasto sopra 1,4050 dopo un nuovo dazio USA del 50% sulla maggior parte dei prodotti canadesi. EUR/USD trattava intorno a 1,1420 e USD/JPY vicino a 162,50.
Strategie in derivati in un contesto di volatilità del mercato energetico
Consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata sui mercati energetici nelle prossime settimane, poiché le tensioni geopolitiche in Medio Oriente minacciano le catene di approvvigionamento. Con il Brent in area 89 dollari e gli esperti che avvertono di un possibile balzo oltre 100 dollari, l’acquisto di opzioni call out-of-the-money sul greggio rappresenta una strategia valida per coprirsi da improvvisi shock dell’offerta. I dati storici mostrano che durante precedenti conflitti in Medio Oriente gli indici di volatilità del petrolio sono balzati di oltre il 40% in pochi giorni.
Posizionamento valutario e idee di trading
Dovremmo anche prepararci a un dollaro USA più forte, poiché l’aumento dei costi dell’energia potrebbe costringere la Federal Reserve a mantenere i tassi più alti più a lungo. Con il Dollar Index attualmente stabile appena sotto 101,00, assumere posizioni long in USD contro valute più deboli appare particolarmente interessante. Storicamente, quando i prezzi del petrolio restano elevati per trimestri consecutivi, gli effetti inflazionistici di secondo livello tendono a spingere le banche centrali su posizioni più hawkish, sostenendo il biglietto verde.
Il dollaro canadese richiede un posizionamento difensivo immediato a causa del nuovo dazio USA del 50% sulle importazioni dal Canada. Questo dazio di ampia portata minaccia una porzione significativa dell’economia export canadese, e probabilmente spingerà USD/CAD ben oltre l’attuale area di consolidamento a 1,4050. Raccomandiamo l’uso di bear spread sul CAD o l’acquisto di opzioni call su USD/CAD per beneficiare di queste imminenti frizioni commerciali.
Nel frattempo, va osservato con attenzione il dollaro neozelandese, balzato oltre 0,5850 dopo l’inaspettato aumento del CPI al 4,1%. Sebbene questa inflazione elevata possa indurre un orientamento più hawkish da parte della banca centrale, un eventuale spostamento globale verso un contesto “risk-off” eroderebbe rapidamente i guadagni legati alle commodity. I trader possono valutare strategie range-bound sul NZD per catturare i differenziali di rendimento di breve periodo, proteggendosi al contempo da improvvise inversioni in modalità risk-off.
Infine, è necessario monitorare lo yen giapponese mentre USD/JPY resta vicino al livello critico di 162,50. Considerata l’attenzione del Giappone alla sostenibilità fiscale e la costante minaccia di intervento sul mercato, lo yen rimane una molla compressa. L’implementazione di long straddle su USD/JPY potrebbe aiutarci a catturare movimenti esplosivi nel caso in cui il governo decida di intervenire a difesa della valuta.
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