Il dollaro si è indebolito venerdì dopo il calo delle vendite al dettaglio di luglio, con il BBDXY in flessione di 3 punti nella notte a 99,42 e il Dollar Index a 99,42, mentre la chiusura del week-end era indicata a 1.201 contro BBDXY 1.198 nella tabella di mercato. L’oro è salito di 25 dollari a 4.377 dollari e successivamente ha segnato 4.388 dollari, mentre l’argento ha aggiunto 33 centesimi a 64,58 dollari per poi scambiare a 65,41 dollari. Nei dati di posizionamento riportati dal COT Report, gli short sull’argento dei “Big 8” sono stati descritti come 106 giorni di esposizione, equivalenti a 245,795 milioni di once troy o 49.159 contratti COMEX, in aumento rispetto a 238,555 milioni di once o 47.711 contratti della settimana precedente. Il petrolio ha mantenuto quota 82 dollari, ultimo a 82,62 dollari dopo un balzo di 11 dollari, e il rendimento del decennale è passato dal 4,69% di venerdì al 4,71% a inizio settimana.
Nei mercati del funding USA, un’asta di Treasury trentennali ha visto collocati 25 miliardi di dollari al 5,216%, il rendimento più alto dal 2001, mentre l’asta del decennale del giorno precedente ha registrato il costo più elevato su quella scadenza dal 2007. Il Tesoro ha inoltre rivisto le indicazioni sulla programmazione delle emissioni, lasciando spazio a una riduzione dell’offerta di titoli a lunga scadenza. Altrove, è stato segnalato un avvertimento per il mercato azionario tramite l’Hindenburg Omen, e l’Empire Regional Manufacturing Index sarebbe aumentato di 20 punti. Lo stock del debito è stato descritto come in avvicinamento a 40.000 miliardi di dollari, con riferimento al precedente traguardo di 39.000 miliardi.
Volatilità obbligazionaria, rendimenti in aumento e pressioni del debito
Stiamo assistendo a un arretramento dell’indice del dollaro USA a 99,42 mentre i rendimenti dei Treasury restano ostinatamente elevati, con il decennale che oscilla intorno al 4,71%. Questa divergenza è alimentata dalla forte pressione del debito pubblico, che si avvicina rapidamente alla soglia dei 40.000 miliardi di dollari. I trader sui derivati dovrebbero valutare un posizionamento in vista di una volatilità persistente sul mercato obbligazionario, mentre i rendimenti mettono alla prova massimi su più decenni.
Il costo di finanziamento del debito nazionale USA è già aumentato sensibilmente, con gli interessi netti pagati che di recente hanno superato un ritmo annualizzato di 1.100 miliardi di dollari. Con le aste dei trentennali prezzate a un oneroso 5,216%, il governo sostiene i costi di raccolta più alti degli ultimi 25 anni. Ci aspettiamo che questa tensione fiscale mantenga pressione al rialzo sui rendimenti di lungo periodo, rendendo particolarmente interessanti strategie ribassiste sui future dei Treasury a lunga scadenza.
Posizionamento sui metalli preziosi e rischi per l’azionario
Mentre l’oro è balzato a 4.388 dollari e l’argento mostra forza a 65,41 dollari, occorre procedere con cautela a causa delle ingenti posizioni corte detenute dai grandi operatori commerciali. I trader “Big 8” risultano attualmente short per circa 245,8 milioni di once d’argento, pari a quasi 3,5 mesi della produzione globale. Raccomandiamo l’uso di opzioni put protettive sui metalli preziosi per coprirsi da improvvise vendite indotte e guidate dalla carta (“paper-driven”) nelle prossime settimane.
Manteniamo inoltre un’attenzione elevata sui mercati azionari poiché l’Hindenburg Omen lampeggia segnali di allerta per una potenziale correzione. Se dovesse verificarsi un più ampio crollo azionario, la storia insegna che i trader tendono a liquidare aggressivamente oro e argento per far fronte alle margin call. Il dimensionamento delle posizioni sui derivati dei metalli deve rimanere prudente per resistere a questi improvvisi picchi della domanda di liquidità.
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