Il dollaro è scivolato ai minimi da due mesi dopo che le vendite al dettaglio USA sono calate dello 0,6% a luglio, contro attese per un rialzo dello 0,1%, insieme a una flessione dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan. I prezzi dei derivati attribuiscono ora una probabilità del 31% a una mossa della Fed a settembre e del 64% a un ulteriore irrigidimento entro fine anno. Le prospettive di disinflazione ruotano attorno all’energia: il Brent resta in un range di 80–90 dollari al barile e un’eventuale rottura al rialzo potrebbe modificarne la traiettoria, mentre il rischio di escalation dopo gli attacchi di Israele in Libano rappresenta un potenziale catalizzatore. Se il Brent dovesse rimanere sotto controllo, il dollaro rischia ulteriori pressioni poiché la Fed potrebbe rimanere indietro rispetto ad altre banche centrali.
La debolezza del biglietto verde ha allontanato USDJPY dall’area 160, riducendo il rischio immediato di un intervento congiunto USA-Giappone, mentre gli hedge fund hanno dimezzato le posizioni corte sullo yen rispetto all’azione precedente. In Giappone, cresce l’aspettativa di un irrigidimento da parte della BoJ: i mercati assegnano una probabilità dell’80% a un rialzo dei tassi a settembre e i futures prezzano integralmente una mossa a ottobre. L’oro è risalito sopra 4.400 dollari l’oncia dopo il dato debole sulle vendite al dettaglio, sostenuto dall’aspettativa che una crescita USA più fragile mantenga la domanda robusta indipendentemente dal fatto che lo scenario macro assomigli a una recessione o a stagflazione.
Strategie di trading su FX e oro
Consigliamo ai trader di derivati di posizionarsi per un indebolimento di USD/JPY nelle prossime settimane, mentre la tendenza storica finalmente si inverte. Raccomandiamo di andare short sui futures USD/JPY o acquistare opzioni put, puntando a un ulteriore allontanamento dal livello 160. Questo cambio di passo è supportato dai dati recenti sul mercato dei futures, che mostrano come gli hedge fund abbiano già tagliato del 50% le posizioni corte sullo yen.
Valutiamo anche l’acquisto di opzioni call sullo yen perché la Bank of Japan ha un’alta probabilità di irrigidire la politica monetaria a breve. L’attuale pricing di mercato indica una probabilità dell’80% di rialzo a settembre, con una mossa a ottobre pienamente incorporata nei futures. Questa svolta più hawkish della BoJ, combinata con timori ridotti di interventi valutari improvvisi, rende lo yen una scommessa long interessante.
Sul fronte USA, dati macro deboli suggeriscono di operare assumendo una Federal Reserve più dovish. Le statistiche più recenti mostrano che le vendite al dettaglio USA sono scese inaspettatamente dello 0,6% a luglio, ben al di sotto dell’aumento previsto dello 0,1%, mentre è diminuito anche l’indice di fiducia dei consumatori. Questi indicatori deboli hanno fatto scendere la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre ad appena il 31%, lasciando al dollaro ulteriore spazio per scendere.
Per i trader di commodity, vediamo un forte segnale d’acquisto sull’oro mentre risale sopra 4.400 dollari l’oncia. Che l’economia USA affronti una recessione o stagflazione, l’oro resta ben posizionato per beneficiare del posizionamento difensivo e di un dollaro più debole. Raccomandiamo l’uso di opzioni call long sull’oro per sfruttare questo slancio rialzista.
Fattori di mercato e rischi da monitorare
Infine, dobbiamo monitorare da vicino il mercato del petrolio come principale fattore di rischio per le nostre ipotesi sull’inflazione. Suggeriamo di operare sulle opzioni sul Brent con focus sul range di consolidamento 80–90 dollari al barile, soprattutto alla luce dell’aumento dei rischi geopolitici in Medio Oriente. Se il Brent dovesse rimanere limitato entro questo intervallo, rafforzerebbe il trend disinflazionistico USA e indebolirebbe ulteriormente il dollaro, convalidando le nostre posizioni short su USD.
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