Il dollaro raggiunge i massimi da sette settimane mentre la Fed “falco” spinge al rialzo i rendimenti; riflettori su dati e banche centrali

by VT Markets
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Sep 19, 2026

Il dollaro USA è salito ai massimi delle ultime sette settimane dopo che il Federal Open Market Committee ha adottato un tono aggressivo mercoledì, con la tenuta dei prezzi del greggio che ha ulteriormente sostenuto il movimento. Il Dollar Index si è portato sopra 100,00 ai massimi di due mesi, interrompendo una serie di due settimane consecutive di cali. La settimana in arrivo include il Chicago Fed National Activity Index il 21 settembre, quindi il dato ADP sull’occupazione e le scorte settimanali di greggio USA dell’American Petroleum Institute il 22 settembre. Il 23 settembre sono attese le richieste di mutui MBA insieme ai PMI preliminari S&P Global manifatturiero e servizi e le scorte settimanali di greggio dell’Energy Information Administration, seguite il 24 settembre dalle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, dalla bilancia delle partite correnti, dalle vendite di case nuove e dal vertice Trump–Xi. I prezzi alla produzione, le vendite di case esistenti e un report EIA sulle scorte di greggio sono in calendario per il 10 settembre, mentre gli ordini di beni durevoli e l’indice finale dell’Università del Michigan chiudono l’agenda.

Sul fronte valutario, l’EUR/USD ha esteso la discesa in area 1,1450, minimo di sette settimane, con la fiducia dei consumatori dell’area euro attesa il 22 settembre e i PMI flash S&P Global per Germania e UEM il 23 settembre in vista dell’IFO tedesco (clima di fiducia delle imprese) il 24 settembre e dell’indice dei consumatori GfK il 25 settembre. Il GBP/USD è sceso a circa 1,3330; il calendario UK prevede il Public Sector Net Borrowing il 22 settembre, i PMI flash S&P Global il 23 settembre, il CBI Distributive Trades il 24 settembre e la fiducia dei consumatori GfK il 25 settembre. L’USD/JPY si è avvicinato a 158,00, massimo di due settimane, con in calendario solo i PMI flash S&P Global, mentre l’AUD/USD è tornato a 0,7070 per la prima volta da metà agosto, con i PMI il 23 settembre e il report sul mercato del lavoro australiano il 24 settembre; tra le decisioni delle banche centrali figurano la PBoC il 21 settembre, la MNB il 22 settembre, la BI il 23 settembre con un rialzo al 6,00% insieme alla RBSA, e il 24 settembre la Riksbank, la Norges Bank, la SNB e Banxico.

Derivati e strategie valutarie in un contesto di forza del dollaro

Suggeriamo ai trader sui derivati di prepararsi a una prosecuzione della dominanza del dollaro USA, con l’US Dollar Index (DXY) stabilmente oltre la soglia critica di 100,00. L’impostazione recentemente aggressiva della Federal Reserve mantiene elevati i rendimenti dei Treasury USA — storicamente, in cicli di restrizione analoghi, ciò ha riportato il decennale verso l’area del 4,0% — rendendo ancora molto interessanti le posizioni lunghe in USD. I trader dovrebbero valutare acquisti di dollari su eventuali lievi ritracciamenti, in vista del fitto calendario macro a partire dal 21 settembre.

La persistente forza del petrolio, con il Brent che testa una resistenza chiave in prossimità di 80 dollari al barile, mantiene vive le pressioni inflazionistiche e sostiene i derivati energetici. Raccomandiamo agli operatori in opzioni di utilizzare bull call spread su Brent o WTI per sfruttare questo momentum rialzista. I prossimi report sulle scorte EIA del 23 e 25 settembre saranno catalizzatori cruciali di volatilità per queste posizioni sull’energia.

Nel mercato delle opzioni valutarie, privilegiamo l’acquisto di opzioni put su EUR/USD e GBP/USD, poiché entrambe le coppie sono sottoposte a una forte pressione ribassista. L’EUR/USD è scivolato verso minimi di sette settimane in area 1,1450, e dati PMI deboli dell’Eurozona il 23 settembre potrebbero facilmente spingerlo ulteriormente al ribasso. Analogamente, il GBP/USD appare vulnerabile in prossimità di 1,3330, rendendo le posizioni short sulla sterlina una scelta sensata in vista dei prossimi dati sulla fiducia dei consumatori nel Regno Unito.

L’incapacità della Bank of Japan di veicolare un messaggio più aggressivo ha riportato l’USD/JPY verso quota 158,00. Considerato che lo yen storicamente si è deprezzato di oltre il 10% contro il dollaro durante periodi prolungati di politica monetaria accomodante, ci aspettiamo ulteriore debolezza. Consigliamo ai trader di utilizzare leva tramite opzioni call su USD/JPY, mantenendo al contempo alta l’attenzione su potenziali livelli di intervento governativo.

Decisioni delle banche centrali e volatilità geopolitica

Un calendario fitto di decisioni sui tassi da parte delle banche centrali e l’atteso vertice Trump–Xi del 24 settembre attiveranno importanti opportunità per lo swing trading. Indici di volatilità come il VIX, che storicamente tendono a impennarsi durante dispute tariffarie e negoziati commerciali ad alta posta, suggeriscono che l’acquisto di straddle sui principali indici azionari potrebbe offrire rendimenti elevati. Occorre rimanere agili, poiché i titoli geopolitici possono cambiare rapidamente il sentiment di mercato da un giorno all’altro.

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