Il dollaro USA è sceso in cinque delle ultime sei sedute, zavorrato dalle preoccupazioni sull’operatività del Tesoro americano sul mercato del debito, dalla disponibilità della BCE a irrigidire la politica in modo aggressivo e dallo spostamento di capitali dagli Stati Uniti verso il Giappone. L’avanzata dello yen ha rafforzato il movimento, mentre il rialzo del Brent sopra i 100 dollari al barile, un arretramento dell’S&P 500 e l’aumento dei rendimenti dei Treasury non sono riusciti a fornire un sostegno duraturo al biglietto verde. Dopo una breve pausa, è tornata la pressione ribassista quando i mercati hanno nuovamente concentrato l’attenzione sulla postura “hawkish” della BCE.
Il Tesoro prevede di riacquistare 6 miliardi di dollari di obbligazioni a lunga scadenza, effettuare sei operazioni entro l’inizio di novembre e poi definire i piani per i tre mesi successivi. I riflettori sono puntati anche sul Giappone, il maggiore detentore di Treasury con 1.100 miliardi di dollari, mentre i residenti giapponesi detengono ulteriori 5.000 miliardi di dollari di attività estere; rendimenti domestici più elevati e rendimenti giapponesi di lungo termine ai massimi dagli anni ’90 potrebbero favorire un rimpatrio di capitali, con il GPIF e altri fondi pensione sotto osservazione. La Norvegia si prepara a investire miliardi di dollari in asset giapponesi. Lo yen viene descritto come la valuta G10 più sottovalutata sulla base dei differenziali di rendimento obbligazionari, con il tightening della BoJ inquadrato come una possibile correzione.
Rimpatrio di capitali e unwinding del carry trade sullo yen
Consigliamo ai trader su derivati di posizionarsi per un calo sostenuto di USD/JPY ed EUR/JPY nelle prossime settimane. Lo smontaggio (unwinding) del carry trade sullo yen, che ha innescato un’elevata volatilità di mercato quando la Bank of Japan ha alzato il tasso di policy allo 0,25% nel luglio 2024, sta entrando in una fase più profonda di rimpatrio dei capitali. Con i rendimenti dei JGB decennali che si mantengono vicino a massimi pluridecennali intorno all’1,0%, l’incentivo domestico per le istituzioni giapponesi a riportare in patria le ingenti attività estere non è mai stato così forte.
Riteniamo che l’enorme volume di asset esteri detenuti da soggetti giapponesi renda questo trend particolarmente pericoloso per i rialzisti del dollaro. Gli investitori giapponesi detengono oltre 1.100 miliardi di dollari in Treasury USA e circa 5.000 miliardi di dollari in attività estere complessive. Man mano che grandi istituzioni come il Government Pension Investment Fund (GPIF) riallocano i portafogli verso Tokyo, la pressione di vendita costante su USD/JPY è destinata con ogni probabilità a intensificarsi.
Raccomandazioni strategiche per i trader di opzioni
Per i trader di opzioni, raccomandiamo l’acquisto di put a medio termine su USD/JPY per sfruttare questo momentum ribassista. I dati storici mostrano che, quando i trend di rimpatrio prendono piede, i movimenti valutari sono rapidi e spesso ignorano rimbalzi temporanei dei rendimenti statunitensi. La volatilità implicita sulle coppie in yen resta elevata, ma la pressione fondamentale derivante da flussi di capitale strutturali suggerisce che le strategie direzionali short siano nettamente favorite.
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