Il dollaro USA si è indebolito anche mentre i rendimenti dei Treasury si sono stabilizzati, con l’indice del dollaro in calo in condizioni che normalmente sarebbero di supporto. Le preoccupazioni per il deficit di bilancio sono state ridimensionate e ci si attende un aumento degli incassi dai dazi, ma il gettito dei dazi all’importazione nel 2026 è previsto grosso modo allo stesso livello del 2025. I mercati stanno sempre più inquadrando il dibattito attuale come qualcosa di più di una vicenda legata al mercato del debito. Intravedono un percorso che va dalla tensione fiscale a una più ampia dislocazione valutaria, richiamandosi a precedenti in cui combinazioni di politiche hanno destabilizzato i cambi.
Tra gli esempi citati più spesso figurano il Giappone, dove gli sforzi di controllo dei rendimenti sono stati seguiti da una forte svalutazione, e la svendita dei gilt del Regno Unito nel 2022, quando i piani fiscali entrarono in attrito con la stretta della Bank of England e la sterlina scese a minimi storici. Negli Stati Uniti, le azioni del Tesoro volte a comprimere i rendimenti a lungo termine vengono paragonate al quantitative easing, proprio mentre la Federal Reserve è concentrata sulla riduzione del bilancio. Tensioni simili altrove hanno colpito anche le valute; in Giappone, i timori di nuovi stimoli mentre la BoJ stringeva hanno spinto lo yen ai minimi da 40 anni. Il divario tra intenzione ed esecuzione, tuttavia, lascia spazio a un parziale rimbalzo del dollaro se le condizioni di mercato si stabilizzano.
Disallineamento delle politiche e strategie con derivati
Riteniamo che i trader di derivati dovrebbero prepararsi a una volatilità più elevata sul dollaro USA, man mano che si intensifica lo scontro tra le politiche del Tesoro e quelle della Fed. Con il deficit di bilancio statunitense stimato a 1.800 miliardi di dollari nel 2026, la pressione strutturale sul biglietto verde aumenta di giorno in giorno. Raccomandiamo di posizionarsi per un dollaro più debole nelle prossime settimane utilizzando opzioni per coprirsi da improvvisi scossoni valutari.
Storicamente, quando la stretta delle banche centrali si scontra con l’espansione fiscale, come nella crisi del mini-budget britannico del 2022 che trascinò la sterlina al minimo storico di 1,03 dollari, la valuta crolla. Con il Dollar Index già in flessione in prossimità dell’area 100,5 questo agosto, il mercato sta iniziando a prezzare un disallineamento di politica simile. Suggeriamo di acquistare opzioni put di durata intermedia sul dollaro per intercettare questo slancio ribassista.
Operazioni tattiche e opportunità sulla volatilità
Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere che il divario tra gli interventi pianificati dal Tesoro e l’effettiva implementazione potrebbe innescare improvvisi rally di sollievo. I trader attivi dovrebbero sfruttare questi picchi di breve periodo del dollaro per impostare posizioni corte su USD/JPY, puntando a una discesa verso area 140. Impostare stop-loss stretti su queste posizioni in future proteggerà il capitale da improvvisi annunci di policy.
Infine, dovremmo guardare a strategie sulla volatilità mentre i rendimenti dei Treasury decennali oscillano attorno al 4,1% a causa di segnali contrastanti da parte di Bessent e Warsh. La volatilità implicita sulle principali coppie valutarie rimane relativamente economica nonostante la minaccia di una crisi imminente dal debito alla valuta. L’acquisto di straddle su EUR/USD ci consentirà di trarre profitto da movimenti esplosivi e non direzionali mentre si sviluppa questo braccio di ferro tra politiche.
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