L’US Dollar Index (DXY) ha ceduto terreno lunedì, oscillando intorno a 101,10 mentre sono scattate prese di profitto in vista delle pubblicazioni sul mercato del lavoro USA più avanti in settimana; tuttavia il biglietto verde ha continuato a beneficiare del sostegno di rendimenti dei Treasury solidi e delle attese che la Federal Reserve possa mantenere una politica restrittiva più a lungo. EUR/USD è rimbalzato verso 1,1420 dopo dati misti sul sentiment dell’Eurozona e le dichiarazioni della presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, all’ECB Forum on Central Banking 2026, mentre l’attenzione si sposta sulle Vendite al dettaglio in Germania e sulla stima preliminare dell’inflazione HICP. GBP/USD è salito marginalmente verso 1,3260 con l’indebolimento del dollaro, ma la cautela in vista di nuovi dati dal Regno Unito ha limitato i rialzi.
In Asia, USD/JPY è rimasto vicino ai massimi pluridecennali a 161,90, riflettendo un ampio divario di politica monetaria tra Federal Reserve e Bank of Japan, mentre i mercati restano in allerta per possibili interventi. AUD/USD è sceso a circa 0,6890 in attesa dei verbali della Reserve Bank of Australia, con gli operatori in attesa anche dei PMI manifatturiero e non manifatturiero NBS della Cina. Le materie prime hanno mostrato un andamento misto: il WTI ha tenuto area 70,50 grazie ai rischi nello Stretto di Hormuz che sostengono i premi di offerta, mentre l’oro si è indebolito verso 4.020 dollari per effetto di un dollaro più tonico e di aspettative di tassi più elevati, con i dati sul lavoro USA sotto i riflettori.
Forza del dollaro e strategie chiave sulle valute
Stiamo monitorando la forza del dollaro USA come principale driver delle prossime settimane, sostenuta da una Federal Reserve che appare determinata a mantenere una postura restrittiva. Con l’ultimo report sui Non-Farm Payrolls di maggio 2026 che ha evidenziato un aumento robusto di 195.000 occupati, ci aspettiamo che eventuali dati solidi sul lavoro questa settimana rafforzino l’impostazione rialzista sul dollaro. Di conseguenza, stiamo valutando opzioni call sul DXY per beneficiare di un potenziale movimento al rialzo dopo il report sull’occupazione di questa settimana.
Il braccio di ferro tra una Fed “hawkish” e una BCE sorprendentemente resiliente sta creando volatilità su EUR/USD. Con l’inflazione HICP dell’Eurozona che si dimostra vischiosa e si mantiene sopra il 3% nell’ultimo trimestre, la postura restrittiva della presidente Lagarde risulta giustificata. Vediamo spazio per scambi irregolari e laterali, rendendo interessanti strategie come la vendita di strangle su EUR/USD per incassare premio in attesa di una chiara rottura direzionale.
La situazione su USD/JPY è estremamente tesa, con il cambio su livelli che non si vedevano da oltre 40 anni. Ricordiamo l’intervento del Ministero delle Finanze giapponese in prossimità di 160 nel 2024, quindi il rischio di un’azione ufficiale a sostegno dello yen è ora eccezionalmente elevato. Stiamo coprendo le nostre posizioni long spot su USD/JPY acquistando put out-of-the-money per proteggerci da un calo improvviso e violento.
Per il dollaro australiano, l’attenzione è concentrata su Cina e Reserve Bank of Australia. Dopo il PMI manifatturiero ufficiale cinese del mese scorso, sceso inaspettatamente a 49,8, un’ulteriore lettura debole potrebbe spingere l’Aussie al ribasso. Ci posizioniamo per un potenziale downside in vista dei verbali RBA e dei dati cinesi, utilizzando opzioni put su AUD/USD come esposizione diretta a questo rischio.
Prospettive sulle materie prime: oro e petrolio
Tra le materie prime, l’oro fatica in un contesto di tassi elevati, con il rendimento del Treasury USA decennale che resta saldamente sopra il 4,5%. Se il prezzo in area 4.020 dollari riflette anni di instabilità geopolitica, l’ostacolo immediato di un dollaro forte è significativo. Consideriamo un’eventuale forza nei prossimi dati sul lavoro USA come un trigger per andare short sui futures dell’oro, puntando a un movimento al ribasso.
Il mercato del petrolio appare in equilibrio sul filo del rasoio, con il WTI che si mantiene stabile. Le tensioni in corso nello Stretto di Hormuz forniscono un pavimento ai prezzi, poiché qualsiasi interruzione potrebbe causare un forte shock dell’offerta. Riteniamo che l’uso di call spread sul WTI sia un modo efficiente in termini di costo per posizionarsi su un possibile spike dei prezzi, limitando al contempo il rischio qualora le tensioni si attenuassero.
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