L’US Dollar Index (DXY) ha registrato il primo arretramento dalla riunione FOMC del 17 giugno, cedendo lo 0,2% a 101,43, mentre i dati sul PCE hanno alimentato l’ipotesi che l’inflazione USA abbia toccato il picco a maggio. L’inflazione PCE headline e core si è attestata rispettivamente al 4,1% su base annua e al 3,4%, in linea con le attese ma ancora sopra l’obiettivo del 2% della Fed. Nei mercati dei derivati, i future prezzano la probabilità di un rialzo Fed a settembre al 47,5%, il primo calo sotto il 50% dalla riunione di tono hawkish.
L’attenzione si sposta ora su un calendario fitto: l’indice ISM dei prezzi pagati del manifatturiero di giugno, atteso il 1° luglio, dovrebbe scendere a 79 da 82,1 di maggio, mentre i nonfarm payrolls del 2 luglio sono visti in rallentamento a 115mila dopo 175mila di maggio. I dati CPI in uscita il 14 luglio saranno seguiti per valutare quanto il calo dei prezzi del petrolio si trasmetta alla dinamica inflazionistica, mentre il forum di Sintra della BCE potrebbe orientare le aspettative su una convergenza delle politiche. Lo scenario centrale implicito nei prezzi è quello di tassi restrittivi più a lungo, con potenziale incentivo per le principali valute a consolidare dopo l’impennata del dollaro post-FOMC.
Il dollaro arretra mentre l’inflazione mostra segnali di picco
Stiamo osservando l’US Dollar Index (DXY) ritracciare dai recenti massimi, scambiando ora intorno a 105,8. Il movimento segue gli ultimi dati sulle Personal Consumption Expenditures (PCE), che indicano un’inflazione core al 2,8%, segnale che le pressioni sui prezzi potrebbero essere in fase di picco. Pur restando sopra l’obiettivo del 2% della Fed, si tratta di un progresso nella direzione giusta.
Il mercato dei future prezza ora solo una probabilità del 40% di un rialzo dei tassi alla riunione Fed di settembre, la prima volta in oltre un mese che scende sotto la soglia della parità. La prossima settimana l’attenzione sarà sul report ISM manifatturiero di giugno, atteso confermare una perdurante debolezza del comparto industriale. Il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha recentemente dichiarato che il lavoro sull’inflazione non è ancora concluso, mantenendo un certo grado di incertezza sul mercato.
I trader dovrebbero mantenere cautela in vista del report sui non-farm payrolls in uscita il 10 luglio. Le attese indicano un rallentamento a 160mila posti di lavoro, in calo rispetto al dato di maggio, sorprendentemente robusto, a 210mila. La Fed ha mantenuto volutamente vaghe le indicazioni sui prossimi passi, sottolineando che le decisioni dipenderanno interamente dai dati in arrivo.
Volatilità e outlook di politica monetaria indicano un trading in range
Questo quadro suggerisce che la volatilità implicita nelle opzioni FX, in particolare sull’EUR/USD, potrebbe essere eccessiva. Vendere volatilità tramite strategie come le short strangle può essere un modo efficace per posizionarsi in vista di una fase di scambi in range. Storicamente, dopo un movimento direzionale marcato come quello recentemente registrato dal dollaro, tende a seguire una fase di consolidamento mentre il mercato metabolizza il nuovo contesto macroeconomico.
Il recente calo del WTI sotto i 75 dollari al barile sta offrendo un certo sollievo all’economia. Non riteniamo che le banche centrali lo interpreteranno come un via libera ai tagli dei tassi. Piuttosto, è probabile che utilizzino il minore costo dell’energia come cuscinetto che consenta di mantenere una politica restrittiva più a lungo senza mettere sotto stress l’economia.
Se anche la Banca Centrale Europea dovesse mantenere i tassi invariati, mentre affronta un rallentamento della crescita, potremmo osservare una maggiore convergenza degli orientamenti di politica monetaria tra le principali banche centrali. Questo ridurrebbe i motivi per una prosecuzione di un rafforzamento aggressivo del dollaro USA. Una fase di consolidamento nelle principali coppie valutarie appare ora più probabile rispetto alla continuazione del rally del biglietto verde.
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