Le osservazioni di Kevin Warsh a Jackson Hole hanno ribadito l’obiettivo di stabilità dei prezzi al 2% della Fed, misurato dall’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Personal Consumption Expenditures Price Index), e hanno inquadrato i tassi a breve come principale leva. Eppure il tasso sui federal funds è rimasto tra il 3,5% e il 3,75% da dicembre 2025, nonostante l’inflazione sia ancora sopra il target. I mercati hanno comunque riprezzato: l’oro ha perso oltre il 3% e l’argento è sceso di più del 4%, mentre il NASDAQ ha ceduto quasi 139 punti; i bond sono stati venduti con rendimenti dei Treasury in rialzo e il dollaro si è indebolito. È cresciuta la speculazione su una mossa a settembre, anche se non è stata annunciata alcuna tempistica né un cambio di politica e il Federal Open Market Committee non ha apportato modifiche.
L’episodio suggerisce che il vincolo sia l’aritmetica fiscale. Con quasi 40.000 miliardi di dollari di debito nazionale e costi annui per il servizio del debito sopra 1.000 miliardi, tassi più alti irrigidirebbero la stretta sul finanziamento del governo, mentre la spesa fino a luglio dell’anno fiscale 2026 ha raggiunto 6.280 miliardi di dollari, in aumento del 3,3% su base annua. In questo contesto, la discussione collega la svalutazione della valuta e la domanda di oro, aggiungendo un esempio sull’inflazione: i milionari negli Stati Uniti sono saliti da circa 7,64 milioni nel 1999 a 23,6 milioni nel 2025, eppure oggi servono circa 2 milioni di dollari per eguagliare ciò che allora si comprava con 1 milione. Con un target al 2%, un dollaro perde almeno il 10% del potere d’acquisto ogni cinque anni.
Lo scollamento tra la politica della Fed e la realtà fiscale
Stiamo assistendo a un marcato scollamento tra i toni duri della Federal Reserve e la realtà di una crisi fiscale in avvicinamento. Mentre il presidente della Fed Kevin Warsh ha lasciato intendere a Jackson Hole nuovi rialzi dei tassi, il tasso sui federal funds è rimasto bloccato tra il 3,5% e il 3,75% da dicembre 2025. Con il debito nazionale degli Stati Uniti che si avvicina rapidamente alla soglia dei 40.000 miliardi di dollari e pagamenti per interessi annui già oltre 1.000 miliardi, riteniamo che la banca centrale non possa permettersi di alzare ancora molto i tassi.
Nelle prossime settimane, i trader sui derivati dovrebbero guardare oltre la retorica hawkish e prepararsi a un eventuale cambio di rotta. Raccomandiamo di sfruttare aspettative sui tassi non correttamente prezzate acquistando opzioni call sui future sul Secured Overnight Financing Rate (SOFR). Se la Fed fosse costretta a una pausa o a tagliare i tassi per evitare che l’economia appesantita dal debito si incrini, queste posizioni aumenterebbero significativamente di valore.
Strategie di trading nell’incertezza fiscale e monetaria
Il recente ritracciamento post-Jackson Hole, che ha visto l’oro scendere di oltre il 3% e l’argento arretrare del 4%, offre un punto d’ingresso altamente favorevole per i trader di opzioni. Dovremmo puntare a costruire un’esposizione long utilizzando spread rialzisti con call (bull call spread) sui future di oro e argento per capitalizzare la svalutazione valutaria di lungo periodo. Le banche centrali globali hanno acquistato oltre 1.000 tonnellate metriche di oro lo scorso anno, segnalando che gli operatori istituzionali stanno attivamente coprendosi contro un dollaro più debole.
Dobbiamo inoltre prepararci a un aumento della volatilità azionaria man mano che si intensifica il conflitto tra inflazione persistente e crescita economica. Operare su opzioni put sul Nasdaq 100 o acquistare opzioni call sul VIX contribuirà a proteggere i portafogli da improvvise correzioni di mercato. Con la spesa federale che ha raggiunto 6.280 miliardi di dollari fino a luglio dell’anno fiscale 2026, la liquidità pubblica in corso probabilmente manterrà elevati sia l’inflazione sia la volatilità dei mercati.
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