Il Brent ha esteso il rally per la terza seduta consecutiva, scambiando sopra i 91 $/bbl, mentre le tensioni geopolitiche e i rischi sul lato dell’offerta hanno sostenuto i prezzi. Il movimento è seguito alla decisione del presidente USA Donald Trump di non prorogare l’accordo di pace USA-Iran, mentre le persistenti preoccupazioni per la sicurezza nello Stretto di Hormuz hanno alimentato i timori di possibili interruzioni. Secondo quanto riportato, l’Arabia Saudita starebbe offrendo carichi di greggio da siti al largo della costa dell’Oman, nel tentativo di instradare le esportazioni al di fuori del Golfo Persico; Saudi Aramco sta commercializzando Arab Medium e Arab Heavy tramite trasferimenti nave-nave da terminal tra cui Sohar.
Gli indicatori della domanda in Cina si sono indeboliti. La lavorazione delle raffinerie è scesa del 15,8% a/a a 12,5 mbg a luglio e la domanda apparente di petrolio è diminuita del 17,5% a/a a 12,04 mbg, insieme a un’attività industriale più morbida, margini di raffinazione più deboli e una crescente adozione di veicoli elettrici. Sul fronte dei prodotti, i distillati medi si sono rafforzati, con il crack del gasolio ICE vicino a 76 $/t, sostenuto da notizie di attacchi ucraini all’impianto russo di Ust-Luga e dal perdurare delle restrizioni russe alle esportazioni di diesel. Le posizioni speculative nette lunghe sono aumentate per la sesta settimana consecutiva, ai massimi da febbraio.
Strategie di trading tra rischi geopolitici e di offerta
Con il Brent oltre i 91 dollari al barile, raccomandiamo ai trader sui derivati di mantenere un’impostazione rialzista nelle prossime settimane utilizzando opzioni call per cogliere ulteriore potenziale di rialzo. Le frizioni geopolitiche in corso, in particolare attorno allo Stretto di Hormuz — che gestisce circa il 20% del consumo mondiale giornaliero di petrolio — implicano che il rischio di interruzioni dell’offerta resti elevato. I trader dovrebbero valutare call spread per coprirsi da improvvisi spike dei prezzi, dato che la situazione USA-Iran rimane altamente volatile.
Suggeriamo inoltre di concentrarsi sui distillati medi, dove vediamo importanti opportunità tattiche sul mercato dei futures. I recenti attacchi all’impianto di lavorazione russo di Ust-Luga — che storicamente gestisce oltre 240.000 barili al giorno — combinati con i divieti di export del diesel stanno mantenendo il mercato estremamente tirato. Posizioni lunghe sugli spread crack del gasolio, attualmente vicino a 76 dollari a tonnellata, offrono un rapporto rischio/rendimento interessante in vista della stagione di transizione autunnale.
Nel frattempo, la mossa dell’Arabia Saudita di commercializzare alcune qualità di greggio tramite trasferimenti nave-nave al largo della costa dell’Oman mostra come i principali produttori si stiano preparando attivamente a possibili discontinuità nelle linee di approvvigionamento. Sebbene questa diversificazione aiuti a mettere in sicurezza i flussi al di fuori del Golfo Persico, evidenzia anche i persistenti rischi strutturali nella regione. Consigliamo di monitorare attentamente lo spread Brent-Dubai, poiché queste rotte alternative possono modificare i tradizionali benchmark di prezzo.
Rischi legati all’indebolimento della domanda cinese e all’adozione degli EV
Sul lato ribassista, occorre bilanciare questa impostazione positiva con il calo dell’appetito cinese, dove a luglio la lavorazione delle raffinerie è crollata del 15,8% su base annua a 12,5 milioni di barili al giorno. La rapida adozione dei veicoli elettrici, con la penetrazione delle vendite EV in Cina che ha recentemente superato la storica soglia del 50%, sta esercitando un freno strutturale sulla domanda di carburanti per il trasporto. Per gestire questo rischio, i trader dovrebbero considerare l’acquisto di put protettive per difendersi da eventuali correzioni improvvise dei prezzi del greggio guidate dalla domanda.
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