Il Brent è tornato a muoversi verso quota 100 dollari al barile dopo che l’inasprimento delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha riportato l’attenzione sullo Stretto di Hormuz. Ha toccato 97,62 dollari il 3 settembre, in rialzo dal minimo intraday di 84,20 dollari del 26 agosto, mentre il WTI è salito a 93,13 dollari da 79,62 dollari nello stesso intervallo. All’inizio dell’anno il Brent ha segnato 126,41 dollari il 30 aprile, massimo da marzo 2022, lasciando 130 dollari a meno di 4 dollari sopra quel picco del 2026; da 97,62 dollari, il divario rispetto a 130 è di circa il 33%. L’articolo inquadra 100, 120, 126 e 130 dollari come punti di riferimento successivi per la formazione dei prezzi dei futures.
Le tensioni lato offerta sono collegate a flussi più deboli e a scorte in calo. La US Energy Information Administration stima che il greggio e i liquidi petroliferi in transito attraverso Hormuz abbiano registrato una media di 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, in calo da 21,6 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre 2025, mentre le scorte petrolifere globali sono diminuite in media di 4,2 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre e sono previste in ulteriore calo di 3,8 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre. Ulteriore pressione deriva dalla prosecuzione degli attacchi ucraini alle infrastrutture di raffinazione russe, e la Strategic Petroleum Reserve statunitense si attestava a circa 286,6 milioni di barili a fine agosto, il livello più basso da novembre 1982.
Cambiamenti strutturali e rischio di prezzo non lineare
Stiamo osservando un mercato sull’orlo di un importante cambiamento strutturale mentre il Brent oscilla appena sotto la soglia critica dei 100 dollari. Con WTI e Brent in rialzo rispettivamente del 17% e del 16% a fine agosto, riteniamo che i trader sui derivati debbano prepararsi a una rottura rapida e non lineare. I modelli tradizionali spesso falliscono durante shock geopolitici sull’offerta, il che implica posizionarsi per improvvisi picchi di prezzo piuttosto che per salite graduali.
Per sfruttare questo momentum senza esporci a un downside estremo, dovremmo concentrarci su opzioni call long o bull call spread con strike a 120 e 130 dollari. La volatilità implicita è destinata a salire, gonfiando i premi delle opzioni e favorendo chi entra per primo. Sconsigliamo con forza di mettersi short su questo mercato, perché la ristrettezza dell’offerta fisica rende qualsiasi scommessa ribassista altamente rischiosa.
Scarsità fisica e strategia di trading
Il supporto fisico di questo rally è eccezionalmente solido, soprattutto con i livelli della Strategic Petroleum Reserve degli Stati Uniti fermi su un minimo allarmante di 286,6 milioni di barili. Per contestualizzare, si tratta di un calo enorme rispetto al massimo storico di 727 milioni di barili nel 2009, lasciando ai decisori politici quasi nessun margine di manovra per raffreddare il mercato. Con le scorte globali in calo di milioni di barili al giorno, ci aspettiamo che la scarsità fisica spinga in modo aggressivo la determinazione dei prezzi sui derivati.
Dobbiamo anche monitorare da vicino il collo di bottiglia delle spedizioni nello Stretto di Hormuz, dove i flussi sono crollati a soli 4,9 milioni di barili al giorno rispetto a oltre 21 milioni. Storicamente, quando i principali choke point energetici affrontano un livello di discontinuità di questo tipo, i prezzi del petrolio hanno registrato movimenti esplosivi a doppia cifra nell’arco di pochi giorni. Dobbiamo considerare eventuali brevi correzioni nelle prossime settimane come opportunità di acquisto, piuttosto che come un cambiamento del più ampio trend rialzista.
Nel trading delle prossime settimane dovremo gestire con attenzione la leva, perché è altamente probabile che le borse aumentino i requisiti di margine al picco della volatilità. Durante precedenti grandi impennate del petrolio, come la corsa del 2008 o lo shock dell’offerta del 2022, margin call improvvise hanno costretto molti operatori impreparati a uscire da posizioni potenzialmente redditizie. Mantenere riserve di liquidità aggiuntive sui conti di trading ci permetterà di assorbire le brusche oscillazioni intraday lungo il percorso verso 130 dollari.
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