Il Brent è arretrato bruscamente ed è sceso brevemente sotto i 90 dollari al barile dopo 13 giorni di attacchi, mentre gli Stati Uniti hanno evitato ulteriori azioni negli ultimi due giorni e anche l’Iran ha sospeso le ritorsioni. Il ritracciamento ha portato il Brent a perdere in un momento oltre il 7%, anche se i flussi di navi attraverso lo Stretto di Hormuz non hanno ancora mostrato una ripresa significativa. Anche il posizionamento sta cambiando: i net long speculativi su Oil e sul gasolio ICE sono aumentati, trainati principalmente da ricoperture di posizioni corte e dalla tensione sui distillati medi, mentre i rischi di disruption nel Mar Rosso continuano a comprimere l’offerta.
Sul fronte dell’offerta, si accumulano le interruzioni in Russia. Secondo quanto riportato, le spedizioni di greggio dal terminal russo di Sheskharis a Novorossiysk sarebbero ferme dal 21 luglio; Bloomberg stima che quest’anno l’impianto abbia movimentato circa 650 mila barili al giorno. Lo stop coincide con la sospensione delle operazioni di carico al terminal CPC, che negli ultimi mesi ha spedito circa 1,7 milioni di barili al giorno, in una fase segnata dall’intensificarsi degli attacchi con droni ucraini contro le infrastrutture energetiche russe.
Driver di volatilità e rischi di rimbalzo dei prezzi
Riteniamo che gli operatori sui derivati debbano prepararsi a un aumento della volatilità nelle prossime settimane, mentre il Brent fatica a trovare una direzione chiara dopo essere sceso brevemente sotto quota 90 dollari al barile. Sebbene la recente pausa degli attacchi statunitensi e iraniani offra un sollievo temporaneo, questo improvviso calo del 7% è probabilmente una reazione di breve periodo più che un trend strutturale. Sconsigliamo di assumere ora posizioni short aggressive, poiché i fattori geopolitici di fondo restano altamente instabili.
Dal lato dell’offerta, gravi disruption nel Mar Nero stanno restringendo il mercato fisico e sostenendo un pavimento ai prezzi. Il blocco delle operazioni di carico al terminal russo di Sheskharis dal 21 luglio sottrae al mercato circa 650 mila barili al giorno, insieme alla sospensione del terminal CPC da 1,7 milioni di barili al giorno. Storicamente, outage di questa portata nella regione del Mar Nero hanno spinto rapidamente i benchmark globali del petrolio al rialzo del 3%-5% nell’arco di pochi giorni.
Disruption nello shipping e posizionamento tattico
Inoltre, i rischi per il trasporto marittimo in Medio Oriente continuano a strozzare rotte commerciali cruciali, con i volumi in transito nel Mar Rosso ancora in calo di quasi il 50% rispetto alle medie storiche. Finché non vedremo una ripresa misurabile dei flussi di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz — da cui passa ogni giorno circa il 20% dei liquidi petroliferi mondiali — i costi di trasporto e i premi per il rischio resteranno elevati. Raccomandiamo ai trader di utilizzare opzioni call per coprirsi da improvvisi rialzi dei prezzi guidati dall’offerta, piuttosto che fare affidamento su una de-escalation prolungata.
Monitoriamo anche un forte aumento dei net long speculativi su gasolio ICE e Brent, trainato in larga parte da ricoperture di posizioni corte e dalla scarsità di distillati medi. Storicamente, quando le posizioni long speculative aumentano insieme a colli di bottiglia nelle raffinerie, si crea un “effetto molla” sui prezzi. Nelle prossime settimane, suggeriamo ai trader sui derivati di mantenere un bias long sugli spread dei distillati e di prepararsi a rapide inversioni dei prezzi qualora riprendessero gli attacchi con droni contro le infrastrutture energetiche.
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