I verbali della riunione di luglio del Federal Open Market Committee hanno indicato che l’inflazione restava elevata, mentre le condizioni del mercato del lavoro erano stabili e il PIL reale continuava a espandersi. La maggior parte dei partecipanti ha sostenuto il mantenimento dei tassi invariati, ma diversi avrebbero preferito un rialzo; molti hanno affermato che tassi più alti sarebbero probabilmente necessari se l’inflazione non dovesse scendere, e alcuni hanno sostenuto che un intervento immediato potrebbe ridurre la necessità di ulteriori aumenti in seguito. I funzionari hanno descritto i rincari dell’ultimo anno come diffusi su un’ampia gamma di beni e servizi, e il Fed Staff Economic Outlook ha lasciato sostanzialmente invariata rispetto a giugno la valutazione sull’inflazione, pur giudicando l’outlook economico lievemente più debole. I partecipanti si attendevano che una solida crescita del PIL reale proseguisse, citando investimenti legati all’IA e la spesa delle famiglie, ma hanno sottolineato che l’incertezza restava elevata, in parte a causa del conflitto in Medio Oriente.
La riunione di luglio ha lasciato il Fed Funds rate al 3,5%–3,75%, anche se tre Presidenti di Federal Reserve regionali—Lorie Logan, Beth Hammack e Neel Kashkari—hanno dissentito a favore di un aumento di 25 pb. Kevin Warsh ha evocato la possibilità di passare a sei riunioni l’anno, circa una ogni due mesi, ma il calendario 2026 è rimasto invariato. Dopo la pubblicazione dei verbali, il Dollar Index statunitense si è attestato intorno a 98,90; nel periodo precedente, i mercati prezzavano una probabilità del 34% di un rialzo a settembre, in calo da circa il 60% di tre settimane prima. I verbali sono stati diffusi alle 18:00 GMT; i livelli tecnici citati separatamente erano DXY 99,46, medie mobili semplici (SMA) a 100,03 e 100,51, resistenza di trendline vicino a 99,89, RSI intorno a 38, resistenza a 100,35 e supporto a 98,90.
Trend del Dollar Index e raccomandazioni operative tattiche
Stiamo osservando un chiaro momentum ribassista sul Dollar Index (DXY), che oscilla tra i livelli 98,90 e 99,46. Questa pressione verso il basso è rafforzata dalla decisione improvvisa del Tesoro USA di raddoppiare i riacquisti di debito governativo. Per i trader di derivati valutari, raccomandiamo di mettersi short sul DXY su piccoli rimbalzi, puntando al solido livello di supporto a 98,90 e posizionando stop poco sopra la linea di resistenza a 99,89.
Il mercato sta attualmente prezzando solo una probabilità del 34% di un rialzo dei tassi a settembre, in netto calo dal 60% di poche settimane fa. Sebbene tre membri “falchi” della Fed abbiano votato per un aumento dei tassi a luglio, la perdita improvvisa di 23.000 posti di lavoro nell’ultimo report sui payroll rende altamente probabile una pausa. Riteniamo che la strategia più sensata in questo momento sia operare sui futures sui tassi d’interesse a breve per riflettere un mantenimento nell’intervallo 3,5%–3,75%.
Quadro macro e strategie sulla volatilità
Osservando i pattern storici, perdite di posti di lavoro inattese abbinate a dati dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) in raffreddamento quasi sempre costringono la banca centrale a una pausa prolungata. In analoghi cambi di rotta della politica monetaria in passato, i rendimenti dei Treasury sono scesi rapidamente quando il mercato ha realizzato che il ciclo di rialzi era terminato. Riteniamo che l’acquisto di opzioni call sui Treasury a breve offra un eccellente profilo rischio-rendimento per sfruttare questa narrativa in evoluzione.
Dobbiamo inoltre posizionare i portafogli in vista del prossimo Jackson Hole Symposium, dove il presidente della Fed Kevin Warsh probabilmente enfatizzerà la flessibilità di policy più che una forward guidance rigida. Questa mancanza di indicazioni esplicite è destinata a innescare oscillazioni marcate sul mercato FX man mano che arrivano nuovi dati macroeconomici. Per capitalizzare questo scenario, privilegiamo l’acquisto di straddle a breve scadenza su euro e yen per beneficiare dell’inevitabile incremento della volatilità implicita.
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