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I verbali della BCE segnalano rischi al rialzo per l’inflazione, mantenendo elevate le aspettative sui tassi tra l’incertezza sui prezzi dell’energia

by VT Markets
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Jul 9, 2026

I verbali dell’ultima riunione della BCE mostrano un’attenzione crescente dei policymaker ai rischi inflazionistici persistenti, con il Consiglio direttivo che giudica il bilancio dei rischi orientato al rialzo rispetto alle proiezioni di base dello staff. L’inflazione complessiva è vista in ulteriore aumento durante l’estate e destinata a restare sopra l’obiettivo del 2% per tutta la prima metà del 2027, anche se il sentiero dello staff incorpora già quasi tre rialzi da 25 punti base. I membri hanno inoltre segnalato che, se i prezzi dell’energia non dovessero scendere in linea con le curve dei futures, l’inflazione sopra target potrebbe rivelarsi più persistente.

La discussione ha evidenziato l’aspettativa che l’attuale shock energetico sia di durata più breve rispetto all’episodio precedente, ma con imprese e lavoratori che reagiscono più rapidamente, dato che l’inflazione pesa maggiormente nei processi decisionali. I policymaker hanno osservato che le condizioni finanziarie più restrittive dall’inizio della guerra hanno finora avuto effetti di contenimento limitati sull’attività, sebbene alcuni abbiano ritenuto che rendimenti a lungo termine più elevati e criteri più rigidi di concessione del credito bancario dovrebbero progressivamente frenare la domanda di credito, pesare sugli investimenti e raffreddare lo slancio. Sul fronte della comunicazione, la BCE ha concordato di restare neutrale, evitando di segnalare sia un ciclo di rialzi prolungato sia una mossa “una tantum”; l’euro si è mosso poco, con EUR/USD in rialzo dello 0,16% a circa 1,1435.

Preoccupazioni private della BCE e implicazioni di mercato

Riteniamo che la Banca centrale europea sia privatamente più preoccupata per l’inflazione di quanto lascino intendere le sue comunicazioni ufficiali. Il rischio è che le pressioni sui prezzi rimangano elevate più a lungo, imponendo un’azione più aggressiva di quanto il mercato si attenda. Questo crea un’opportunità per noi, poiché l’attuale pricing di mercato potrebbe essere troppo compiacente.

L’ultimo dato dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC, HICP) dell’Eurozona per giugno 2026 si è attestato su un ostinato 2,8%, mostrando pochi segnali di ritorno verso il target del 2%. Con l’inflazione core che si conferma vischiosa sopra il 2,5%, la preoccupazione della BCE che l’inflazione persista fino al 2027 appare sempre più fondata. A nostro avviso questi dati supportano una postura più hawkish della banca centrale più avanti nel corso dell’anno.

Posizionamento per tassi più alti e volatilità di mercato

Alla luce di questo scenario, dovremmo posizionarci per tassi d’interesse a breve più elevati nell’Eurozona. Il mercato ha già prezzato un certo grado di restrizione, con i futures Euribor di dicembre 2026 che implicano un tasso di policy vicino al 3,50%, ma questi verbali della BCE suggeriscono che il tasso terminale potrebbe essere più alto. Possiamo esprimere questa view assumendo posizioni su interest rate swap oppure andando short su contratti futures sui tassi a breve scadenza.

L’attenzione ai prezzi dell’energia è un avvertimento cruciale che non dobbiamo ignorare. I prezzi europei del gas naturale sono recentemente risaliti: i futures TTF olandesi sul front month sono aumentati del 12% nelle ultime settimane fino a circa 42 euro per megawattora, a causa di timori sull’offerta. Se questo trend dovesse proseguire, supporterebbe direttamente lo scenario inflazionistico più pessimista della BCE e rafforzerebbe l’argomento a favore di tassi più alti.

Il tentativo della BCE di una “comunicazione neutrale” crea incertezza, che in genere porta a una maggiore volatilità dei mercati. Possiamo utilizzare le opzioni per sfruttare questo potenziale di oscillazioni dei prezzi nelle prossime settimane. L’acquisto di call su EUR/USD, per esempio, offre un modo a rischio contenuto per beneficiare qualora la BCE fosse costretta a una svolta sorprendentemente hawkish.

La situazione richiama alla mente il periodo 2022-2023, quando le banche centrali erano sistematicamente “dietro la curva” e hanno dovuto alzare i tassi in modo più aggressivo di quanto inizialmente previsto. La storia mostra che, quando i policymaker sono così preoccupati dai rischi di rialzo sull’inflazione, finiscono per agire di conseguenza. Ci aspettiamo che il mercato prenda gradualmente coscienza di questa realtà nel corso dell’estate.

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