L’indice ISM dei prezzi pagati nel manifatturiero negli Stati Uniti si è attestato a 73 a giugno, mancando le attese di mercato pari a 79. Il dato segnala pressioni ancora presenti sui costi degli input nel settore industriale, sebbene a un livello inferiore rispetto a quanto previsto dagli analisti.
A quota 73, l’indicatore resta elevato in termini assoluti pur risultando sotto il consenso. L’esito di giugno implica che le condizioni di prezzo per i produttori siano state meno tese del previsto, alla luce dello scarto rispetto alla stima di 79.
Implicazioni per inflazione, tassi e mercati azionari
Consideriamo i recenti dati ISM sui prezzi pagati un segnale rilevante del fatto che le pressioni inflazionistiche si stiano raffreddando più rapidamente del previsto. Questa lettura inferiore alle attese, a 73, suggerisce che il costo delle materie prime per i produttori non stia aumentando con la stessa velocità. Ciò riduce direttamente la pressione sulla Federal Reserve affinché prosegua con una politica di rialzi dei tassi aggressiva.
Alla luce di questo, stiamo rivedendo la nostra view sul percorso dei tassi a breve. Ci aspettiamo che il mercato inizi a ridimensionare la probabilità di un rialzo a settembre, che i recenti dati CME FedWatch indicavano oltre il 60%. Di conseguenza, guardiamo a posizioni long sui future SOFR di dicembre, scommettendo che la curva forward sia attualmente troppo inclinata.
La prospettiva di una Fed meno “hawkish” rappresenta un fattore di supporto per l’azionario, in particolare per i titoli growth sensibili ai tassi. Abbiamo osservato i future sul Nasdaq 100 salire immediatamente dello 0,8% nei minuti successivi alla pubblicazione dell’ISM. Riteniamo che l’acquisto di opzioni call out-of-the-money sull’ETF QQQ con scadenza agosto offra un profilo rischio/rendimento interessante.
Impatto su volatilità e mercati valutari
Un percorso più chiaro per la politica monetaria dovrebbe ridurre l’incertezza di mercato, favorendo un calo della volatilità implicita. L’indice VIX è rimasto ostinatamente in area 19, e vediamo in questi dati un catalizzatore per una rottura al ribasso. Stiamo valutando la vendita di future sul VIX o l’avvio di put spread sul VIX nelle prossime settimane.
Attese di tassi più bassi tendono tipicamente a indebolire una valuta, e ci aspettiamo che il dollaro statunitense affronti venti contrari. Il Dollar Index (DXY) potrebbe testare i recenti minimi in area 103,50. La situazione richiama la fine del 2022, quando segnali disinflazionistici simili precedettero un calo del dollaro durato diversi mesi, rendendo interessanti posizioni long sui future EUR/USD.
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